La sanità reggina si trova nel caos. L’Azienda Ospedaliera è attraversata da una crisi istituzionale anche se regge sul piano gestionale e finanziario (decisamente meno sul piano sanitario), grazie al fatto che ha alle spalle una storia positiva che viene da lontano. L’Asp invece è nel baratro.A partire da marzo 2015 si sono susseguiti tre commissariamenti. Il primo, aveva una logica perché si voleva fare una scelta transitoria post elettorale. Il secondo, aveva una razionalità perché si voleva dare ordine ad una situazione drammatica e ormai insostenibile. Il terzo, è stata una scommessa e un salto nel buio.
La nomina di Brancati, dirigente di lungo corso del Dipartimento salute della Regione Calabria, significa infatti una assunzione piena di responsabilità di quel che accade all’Asp da parte del Presidente Oliverio. Una scelta che si realizza, però, con un dirigente che ha attraversato gli ultimi trenta della sanità Calabrese e che se in qualche misura ha certamente conoscenza della sua storia e della sua realtà viene comunque percepito come uno che in qualche modo è responsabile della situazione che oggi si fronteggia.
A distanza di un mese dalla sua nomina non ci sono segnali di cambiamento. Né Brancati ha manifestato una qualche idea, sia pur vaga, di cosa intenda fare per invertire una realtà drammatica diventata negli ambienti sanitari e finanziari di tutta Italia la metafora di un peggio irrisolvibile e senza speranza.
L’unico segnale che si registra è una certa benevolenza da parte della Uil a fronte della contrapposizione dichiarata degli altri sindacati. Lo si evince dal comunicato di Cgil, Cisl, Fials. La situazione che si presenta agli occhi di chi osserva la sanità reggina è questa: la Uil ha un atteggiamento super critico con Benedetto ma apre a Brancati; gli altri sindacati non si preoccupano di Benedetto ma chiudono a Brancati. Fin qui, pazienza: ogni organizzazione sindacale difende i propri iscritti e assume posizione partendo da loro numero e dai loro interessi. Si chiama dinamica sindacale. Il grosso dei sindacati, comunque, conforntandosi con Brancati hanno preso posizioni che hanno spinto i media a un riassunto di grande efficacia: arriva Brancati ed è subito sciopero.
In questo quadro, si consumano con Brancati gli incontri degli esponenti della maggioranza regionale Pd per impostare evidentemente l’attività quotidiana dell’Asp.
Che si sappia non è stato fatto alcun passo avanti in nessuna direzione e il pregresso, finora ha azzerato qualsiasi tentativo non solo di inversione della situazione ma almeno di un suo chiarimento.
Il Presidente Oliverio dovrebbe fare un ragionamento inedito e di rottura. Dovrebbe rendersi conto che all’Asp di Reggio non è più tempo di commissari e, si potrebbe dire soprattutto, di burocrati regionali. E’ non più rinviabile una botta di coraggio con la nomina di un manager vero, non suggerito da qualcuno per favorire qualche altro, anche perché la Calabria uscirà dal piano di rientro solo e soltanto se darà una botta all’Asp mettendo fine alla sua realtà di macchina dello spreco e, probabilmente, di molto peggio. Se si vuole veramente uscire dal piano di rientro per rientrare nella normalità bisogna prendere atto che è indispensabile affrontare con degterminazione la questione reggina. L’Asp non potrà tirarsi fuori dalla tenaglia finanziaria che la stringe, se mentre Brancati discute, piglia il caffè o pranza, i commissari ad acta, nominati dai magistrati del Tar, sono costretti a sostituirlo.
A distanza di un mese dalla sua nomina non ci sono segnali di cambiamento. Né Brancati ha manifestato una qualche idea, sia pur vaga, di cosa intenda fare per invertire una realtà drammatica diventata negli ambienti sanitari e finanziari di tutta Italia la metafora di un peggio irrisolvibile e senza speranza.
L’unico segnale che si registra è una certa benevolenza da parte della Uil a fronte della contrapposizione dichiarata degli altri sindacati. Lo si evince dal comunicato di Cgil, Cisl, Fials. La situazione che si presenta agli occhi di chi osserva la sanità reggina è questa: la Uil ha un atteggiamento super critico con Benedetto ma apre a Brancati; gli altri sindacati non si preoccupano di Benedetto ma chiudono a Brancati. Fin qui, pazienza: ogni organizzazione sindacale difende i propri iscritti e assume posizione partendo da loro numero e dai loro interessi. Si chiama dinamica sindacale. Il grosso dei sindacati, comunque, conforntandosi con Brancati hanno preso posizioni che hanno spinto i media a un riassunto di grande efficacia: arriva Brancati ed è subito sciopero.
In questo quadro, si consumano con Brancati gli incontri degli esponenti della maggioranza regionale Pd per impostare evidentemente l’attività quotidiana dell’Asp.
Che si sappia non è stato fatto alcun passo avanti in nessuna direzione e il pregresso, finora ha azzerato qualsiasi tentativo non solo di inversione della situazione ma almeno di un suo chiarimento.
Il Presidente Oliverio dovrebbe fare un ragionamento inedito e di rottura. Dovrebbe rendersi conto che all’Asp di Reggio non è più tempo di commissari e, si potrebbe dire soprattutto, di burocrati regionali. E’ non più rinviabile una botta di coraggio con la nomina di un manager vero, non suggerito da qualcuno per favorire qualche altro, anche perché la Calabria uscirà dal piano di rientro solo e soltanto se darà una botta all’Asp mettendo fine alla sua realtà di macchina dello spreco e, probabilmente, di molto peggio. Se si vuole veramente uscire dal piano di rientro per rientrare nella normalità bisogna prendere atto che è indispensabile affrontare con degterminazione la questione reggina. L’Asp non potrà tirarsi fuori dalla tenaglia finanziaria che la stringe, se mentre Brancati discute, piglia il caffè o pranza, i commissari ad acta, nominati dai magistrati del Tar, sono costretti a sostituirlo.