Ma alla Calabria è più utile che vinca il Sì o il No al referendum costituzionale? E ancora, di fronte a un evento di straordinaria importanza come quello di un cambio istituzionale esiste o non esiste uno spazio specifico e d’interesse particolare per una regione, sia pur piccola e fin qui marginale nell’economia italiana, come la nostra? Insomma, ci sono motivi “calabresi” per votare Sì o No al referendum o dobbiamo soltanto aderire o opporci a un progetto nazionale privo di ricadute reali sui territori?Le forze politiche calabresi sembrano voler saltare a piè pari la vicenda della riforma costituzionale che si presenta, chiunque vinca, come uno snodo decisivo della storia futura del nostro paese e di tutti i suoi territori.
Diciamolo con franchezza: fino ad ora tutte le iniziative, che pure ci sono state, sono servite agli esponenti della politica nostrana solo e soltanto per far risaltare il proprio tasso di fedeltà ai rispettivi leader nazionali. Non si conosce neanche un piccolo sforzo per fare entrare – nelle piattaforme del sì o del no – i temi della Calabria.
Renzi arrivato a Favazzina per il polo energetico, sul punto s’è limitato a osservare che il referendum imporrà al sistema politico italiano una drastica cura dimagrante: meno politici e riduzione dei costi. Certo, l’argomento “prende” e non solo sui suoi seguaci. Non devono essere tantissimi quelli che sbavano per assicurare uno stipendio principesco al senatore Scilipoti o ai consiglieri regionali. Ma francamente è ancora un po’ troppo poco per appassionare i calabresi o distoglierli dalle loro tragedie sociali.
Ha fatto seguito il Governatore Oliverio che, nonostante la sua antica collocazione tra i Dem schierati per il No, ha detto che avrebbe votato Sì, perché prima di tutto, sempre e comunque, vengono gli interessi della Calabria. Affermazione giusta (finalmente il merito della questione) ma che non ha avuto seguito e che Oliverio ancora non ha chiarito. L’interesse della Calabria è che vinca Renzi o il Governatore vuol dire che ci sono aspetti particolari della riforma costituzionale che aiuterebbero la nostra regione a uscire dalle sue difficoltà, chiunque sarà al governo un domani?
Ha fatto seguito una conferenza stampa nella sede del Consiglio regionale di un gruppo di big del cdx che hanno ripetuto - senza offesa, senza alcun guizzo di fantasia né argomentazioni almeno un tantino nuove e specifiche – le ragioni che da Roma vengono sbadierate a sostegno del No.
Insomma, nessuno ha fin qui spiegato che il Sì o il No serve alla nostra regione per questo e quest’altro.
In una terra – ci permettiamo di ricordarlo alla signora Santelli e all’avvocato Magorno - dove le ragioni del voto sono in modo consistente mediate dai candidati, dai gruppi organizzati di potere e dal loro possibile accesso al sistema clientelare e al suo controllo, ripetere pedissequamente argomenti estranei e lontani alla logica calabrese dell’organizzazione del consenso, può portare a un clamoroso flop. Oliverio, nonostante apparentemente non vi sia collegamento, verrà giudicato in crescita o in discesa secondo il risultato referendario. Esattamente come Mario Occhiuto che sta costruendo una strategia per sostituirlo in futuro. Mentre non è detto che il risultato avrà peso, se non in modo indiretto, sulle dinamiche che organizzano il voto del M5s. Insomma, piaccia o no ai leader calabresi, il voto referendario contribuirà in modo notevole al loro futuro.
Certo, si possono fare Comitati per il Sì o il No, elenchi di votanti fedeli, raccogliere migliaia di firme. Darsi da fare, anzi dare l’impressione che ci si sta dando da fare. Ma se non vi sarà uno sforzo sulle ragioni del Sì o del No che ci riguardano da vicino andando un po’ oltre la ripetizione banale delle narrazioni nazionali, se i calabresi – non lo si dimentichi mai: “Che vogliono essere parlati”, secondo la grande lezione alvariana – non verranno coinvolti in una discussione capace di parlare alla loro vita concreta e alla possibilità di migliorarla o al pericolo di peggiorarla sarà difficile organizzare consenso. Sia per il Sì che per il No. E per la Calabria sarebbe un altro guaio.