Domenica pomeriggio, caldo afoso e voglia di mare, in una piazza di Lamezia Terme si sono raccolte 5 mila persone per partecipare ad una manifestazione di 5 Stelle, con il vicepresidente della Camera Di Maio. Hanno parlato di sanità, e non solo.Ovviamente – tranne rare eccezioni – questa notizia e’ sfuggita ai piu’, non e’ stata oggetto di commenti o valutazioni, tutti presi come eravamo anche in Calabria – notoriamente terra di grandi economisti e di fini politologi (sigh!) - dall’esito del referendum in Gran Bretagna e poi dalle elezioni in Spagna. Potenza dell’universalità della politica, diremmo! Miserie di casa nostra, potremmo aggiungere con più realismo.
Altrettanto ovviamente, invece, e’ il caso di ritornarci per fare qualche valutazione su quel che esprime quella piazza e anche su quello che hanno in realtà dimostrato le recenti elezioni amministrative in tutt’Italia, dove il Movimento 5 Stelle ha ottenuto, come e’ noto, grandi risultati ma non li ha affatto replicati in Calabria.
La prima cosa che balza agli occhi e’ che bisognerebbe rottamare - tutti quanti - la parola antipolitica. Noi non l’abbiamo mai usata, anche ai tempi in cui andava di gran moda fotografare così il crescente dilagare dei 5 Stelle, ma continuare a rappresentare oggi il clamoroso successo dei 5S come un trionfo dell’antipolitica e’ una sciocchezza senza fine. Quella piazza di Lamezia, quei voti da Torino a Roma, esprimono viceversa tanta politica: quella di una richiesta di cambiamento, di mutamento, che e’ trasversale per forza di cose; si manifesta in più modi e taglia società e partiti in maniera netta. Paolo Franchi, sul ‘Corsera’, ha coraggiosamente scritto che i voti grillini sono un ‘’esperimento democratico’’. Forse non sarà così, forse non è ancora così, forse non lo e’ mai stato ma e’ certo che occorrerebbe guardare a questi fenomeni con un minimo di attenzione in più.
Senza cioè anatemi o bocciature preventive ma mettendoli alla prova. C’e’ un fiume che corre verso di loro e quella piazza di Lamezia ne e’ l’ennesima conferma, e soprattutto in Calabria dovrebbe di più acuire le attenzioni di chi oggi governa ma anche di chi fino a l’altro ieri ha menato le danze. Fuor di metafora: Pd e Forza Italia farebbero bene a capire cosa si sta muovendo dentro il pancione di questa silenziosa e in apparente paciosa società calabrese. Soprattutto il Pd, che oggi ha leve di comando a Roma e a Catanzaro ma che da due anni inanella una sconfitta dietro l’altra alle varie elezioni che si stanno susseguendo dopo le Regionali del 2014, farebbe bene ad avviare una discussione ed una svolta netti per evitare che in futuro si ripetano le Cosenze e Crotone più recenti. Assistiamo viceversa ad un rinvio dietro l’altro senza alcun costrutto!
Un’attenta riflessione dovrebbero, però, farla pure i 5 Stelle nostrani, visto che – tanto per citare i due casi più recenti e cioè la Regione e Cosenza – il vento grillino da queste parti si e’ visto poco in questi anni nel segreto delle urne, mentre quei 5 mila di domenica pomeriggio a Lamezia testimoniano di una domanda crescente di politica nuova anche da queste parti. Candidature non brillanti? Forse. Scarso radicamento? Probabile. Inevitabili rischi per movimenti nuovi e giovani? Certamente. Ma visto che alle Politiche anche in Calabria quel vento si colse non e’ ben chiaro dove vanno a sbattere quelle misere percentuali raccattate, per ultimo, dai grillini a Cosenza. Non vorremmo che taluni virus della vecchia politica (esempio: l’autoreferenzialità di qualche leader) comincino ad insinuarsi anche da quelle parti. Vedremo.
C’e’, insomma, materia di riflessione per tutti perché’ un punto appare certo dopo l’ultima tornata elettorale: ci sarebbe bisogno (Gianpasquale Santomassimo sul ‘’Manifesto’’) di un serio populismo di sinistra capace di opporsi alle politiche dominanti e parlare alle masse. Se nessuno lo fa non si può certo tacciare di antipolitica chi, a modo suo, si pone il problema.