Un Consiglio comunale in un quartiere non proprio centrale della città, in una piazza, non si era mai visto. Che, poi, il consesso fosse convocato per discutere di mafia e dell’aggressione delle cosche contro gli amministratori per bene di Reggio è un fatto ancora più straordinario.Va tutto bene, sia chiaro. Bene hanno fatto Falcomatà ed i suoi a denunciare aggressioni e intimidazioni. Tuttavia...
Tuttavia non si può cadere nello stereotipo per cui un incendio o le minacce sono il segno dell’efficacia e trasparenza dell’azione amministrativa. Tutte le giunte, e non solo a Reggio, sono bersagliate da fatti di questo genere. In Calabria il numero delle violenze contro chi amministra è tra i più alti d’Italia. Se il ragionamento fosse corretto la nostra Regione e i nostri 406 Comuni sarebbero delle oasi di buone prassi assediate da un manipolo di manigoldi. Ma non è così.
In un contesto abituato e incline all’uso sproporzionato della violenza basta qualunque sgarbo, qualunque scontento a mettere mano a gesti intimidatori. La ndrangheta ha perduto da tempo (semmai l’abbia davvero avuto) il monopolio assoluto della violenza per cui da un bel po' ormai troppi “mettono mano alla pistola” per una pratica ferma, per un favore fatto al concorrente, per un gesto di semplice legalità. Ovviamente, questo non significa sottovalutare i pericoli che corrono gli amministratori perbene, né indebolire la solidarietà verso chi è colpito. Né, vorrei dire soprattutto perché è questo alla fine a far la differenza, allentare lo sforzo (che deve anzi crescere) per garantire agli amministratori condizioni di sicurezza e certezze rispetto al loro lavoro.
E quindi? Falcomatà sta facendo bene, a dirlo è la gente ed un’opinione che conta. Tuttavia siamo solo all’inizio. Sfido chiunque ad indicare tre cose importanti che sono mutate rispetto all’amministrazione sciolta per mafia e guidata dal cdx. Tre cose che riguardino la gestione della macchina comunale che siano al primo posto in un ideale manifesto politico. Roma e Torino si apprestano alla gestione grillina in un clima di aspettative e speranze che coinvolge anche gli avversari politici. E' il segno di un cambio.
La difesa sentita del sindaco Raggi da parte di Cuperlo alla direzione del PD e da parte di molte donne del gruppo dirigente renziano - contro la becera battuta del governatore De Luca (“bambolina inbambolata”) – rispecchiano un’acuta sensibilità politica. Ormai la gente si attende manovre brusche, sterzate importanti, mutamenti di rotta percettibili. Renzi ci ha costruito (e secondo alcuni quasi dissipato) un patrimonio su questo sentire politico.
Falcomatà ed i suoi non saranno misurati per qualche infame incendio d’auto o vigliacca minaccia (anche se speriamo vengano acciuffati presto tutti quelli che tentano di tenerci sotto scacco). Non basta e non serve. È una logica logora e perdente quella della retorica unità contro le mafie in cui si sono talvolta nascosti (anche) accordi inconfessabili e scambi corruttivi. Falcomatà ha la stessa età dell’Appendino e della Raggi. La politica sta sterzando in fretta e ai giovani amministratori tocca tirarsi fuori dalle secche retoriche per cambiare davvero la cosa pubblica. E contro questo cambiamento le cosche non possono far nulla e saranno sempre perdenti.