Politico di rilievo nazionale, uomo di governo, giornalista, direttore di riviste come Mondo Operaio e il Regno di Napoli, Sisinio Zito è stato un appassionato e convinto meridionalista. L’impegno a favore del Mezzogiorno e, più in particolare della Calabria, ha rappresentato il filo conduttore, la cifra, della sua attività politica e del suo impegno intellettuale. Come altri meridionalisti, Sisinio era fermamente convinto che la questione meridionale fosse un grande nodo irrisolto che condizionava, sotto molti aspetti, la vita del nostro Paese. Riteneva che il ritardo del Sud non fosse solo economico ma anche, e forse soprattutto, culturale e civile. Che colmare il ritardo culturale e civile fosse, perciò, indispensabile per avviare un processo di riscatto sociale e crescita economica: un compito che spettava, innanzitutto, alle classi dirigenti meridionali. A questo obiettivo dedicò la sua riflessione intellettuale, testimoniata da numerosi scritti ancora di grande attualità, e soprattutto, come era nel suo stile di uomo che sapeva coniugare alla perfezione riflessione e impegno, la sua attività politica.
Da parlamentare socialista, si batté con successo per l’istituzione dell’Università di Reggio Calabria e per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali nella Locride. Con la sua Associazione culturale jonica, realizzò iniziative culturali di rilievo nazionale e internazionale: dalla mostra su Boccioni prefuturista a Reggio Calabria e Roma, agli spettacoli teatrali, ai convegni, ai concerti di musica classica, al Festival jazz Rumori Mediterranei. Portò artisti di rilievo internazionale nei principali teatri calabresi, ma anche nei piccoli centri dell’Aspromonte. Tutti eventi che, come amava ripetere, si svolgevano in Calabria e nella Locride ma, per il loro prestigio, avrebbero potuto svolgersi, allo stesso modo, in qualunque città d’Italia o d’Europa. E diversi di quegli eventi ebbero, infatti, eco internazionale, veicolando un’immagine positiva della nostra regione nel mondo. Sisinio era convinto che bisognasse superare il provincialismo (uno dei nostri limiti), andare oltre i localismi, guardare al di là del ristretto orizzonte in cui spesso ci confiniamo.
Di solida formazione accademica – si era laureato giovanissimo in giurisprudenza a Roma – aveva perfezionato all’estero i suoi studi, cosa notevole per quei tempi, a Cambridge in Inghilterra e poi in Francia e Germania. Era un lettore vorace, curioso, costantemente informato. Fine oratore, alimentava con ampie e varie letture le sue riflessioni politiche sempre profonde, mai banali.
La politica fu la sua passione costante, cui si dedicò finché ebbe forza. Incarnò al meglio la figura del politico descritta da Max Weber, studioso che amava citare. Ebbe quelle che il sociologo tedesco riteneva le qualità decisive dell’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza. Passione, cioè dedizione appassionata per il suo impegno; senso di responsabilità, cioè il servizio nei confronti di una causa; lungimiranza, ovvero la capacità di estraniarsi dalle contingenze, pensando all’obiettivo, avendo in mente una visione. Coniugò l’etica della convinzione con l’etica della responsabilità. La prima, era l’adesione ai valori che costantemente lo animavano e che coincidevano con una visione autenticamente socialista e riformista: l’idea di giustizia sociale, l’uguaglianza nelle opportunità, la politica come strumento per il progresso sociale. La seconda, l’etica della responsabilità, quella propria dell’agire politico, cioè il tenere conto delle conseguenze, degli effetti che ogni scelta comporta. Qualità non comuni e assai rare oggi, in tempi in cui la riflessione politica è, spesso, così ampia da potersi compendiare in poche battute sui social media.
Sisinio sapeva che la politica consiste in un lento e tenace superamento delle difficoltà, da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso. Compito ancor più difficile in Calabria, non solo per i tanti problemi della regione, ma anche perché reso tale da una classe dirigente spesso non all’altezza del compito cui è preposta. Sisinio pensava, da uomo concreto e realista qual era, che bisognasse tentare l’impossibile per ottenere il possibile: che quello fosse, in sostanza, il compito della politica. E la politica fu la sua vita: visse, genuinamente, per la politica. Fu la sua vocazione, ne fece la sua professione. Non è un caso che in tedesco, vocazione e professione si dicano con lo stesso termine: beruf. Esattamente, egli ebbe la vocazione per la politica. Fu, per questo, un politico autentico, come autentico, disinteressato e fruttuoso allo stesso tempo, fu il suo impegno a favore della Calabria e del Mezzogiorno.