L’ANALISI. Politici distratti, ma il M5s cresce anche a Reggio e in Calabria

L’ANALISI. Politici distratti, ma il M5s cresce anche a Reggio e in Calabria
m5s Una cosa è certa. Dopo la presa di Roma e Torino, il Movimento 5 stelle è più consapevole dei suoi mezzi. Le alte percentuali raccolte nelle ultime consultazioni elettorali, e quindi la fiducia che gli elettori stanno consegnando agli attivisti, va però ricambiata con atti concreti. Il che significa che è vitale per il movimento svestire i panni di intercettatori di malumori e proteste e vestire quelli di una forza politica autenticamente popolare in grado di mettere in pratica i buoni propositi, onesti e puliti, che si raccontano alla gente in giro per l’Italia. Insomma, il vero banco di prova, sarà superare a pieni voti le prossime politiche. E direttorio e base questo sembrano averlo capito già da un pezzo.

Movimento, popolo e proposta. Su questi tre elementi si fonda il successo dell’operazione che porta a palazzo Chigi.

La manifestazione "La notte che spazza il sistema. In piazza per soffocare la 'ndrangheta in politica" ha dimostrato ancora una volta che il Movimento è un passo più avanti dei partiti tradizionali. Innanzitutto non va sottovalutata l’impressione di Alessandro Di Battista: “Ogni volta che vengo a Reggio vedo che siamo sempre di più. Eravamo quattro gatti ma ora…” Ed ha ragione. Chi ha seguito gli incontri politici degli ultimi anni si è sempre affannato a descrivere il paradosso di un movimento che a livello nazionale può contare su certi numeri ma che a livello locale soffre molto l’onnipresenza dei partiti tradizionali.

Ieri sul Lungomare Falcomatà, al piazzale Lido, non c’erano più i quattro gatti di vicolo miracoli, ma un popolo in crescita. E non soltanto sul versante delle presenze. D’altra parte più che la consueta “guerra dei numeri” è importante constatare la volontà popolare di andare ad ascoltare i rappresentanti di una forza politica, in una domenica di luglio che ispira ben altre imprese, e lontani da qualsiasi campagna elettorale. E se si svuotano le cabine elettorali con percentuali sempre più imbarazzanti di astensione, e si ricominciano ad affollare le piazze, una domanda in più i politici di professione dovrebbero porsela, invece di pensare di fare quadrato attorno a se stessi.  Bravi loro a cogliere al volo l’opportunità del confronto offerta dalle numerose inchieste che stanno segnando la storia di questa città (e non solo) e che speriamo ne segnino il futuro.

D’altra parte lo stile 5 stelle non è cambiato in questi anni. I loro incontri sono diretti, senza i cordoni a volte ingombranti delle forze dell’ordine, che servono soltanto ad ingigantire la distanza dal popolo in uno con il vuoto delle proposte politiche. Ed è proprio il modo di porsi con i cittadini che aiuterà il movimento a rafforzarsi. Quello che salta agli occhi (e alle orecchie) è finalmente non sentirsi dire “delegate a noi” che “noi ci opporremo con tutte le nostre forze a malaffare, lobby e corruzione”.

Quella del Movimento 5 stelle è invece una chiamata alle armi del coraggio e dell’indignazione. Coraggio di cambiare opinione, e di ribellarsi ad un sistema che ormai fa acqua da tutte le parti. Ovvio che la fine del discorso conduce alla presa di distanza dal partitismo e dalla partitocrazia, ma è anche vero che il coinvolgimento dei cittadini (non solo più portatori di voti) diventa la chiave di volta per il successo.

La proposta, nel frattempo, sarà pure tutta da discutere, affinare e rivedere per renderla effettivamente praticabile. Ma i passi in avanti sono tutt’altro che pochi. E anche ripetere a gran voce e a più riprese i nomi dei coinvolti nelle inchieste, “i pupi e i pupari”, ha un grande valore simbolico in una piazza gremita. Si dirà, hanno cavalcato l’onda in un momento storico delicato per la città. E si dirà male. Perché su quel palco domenica sera c’erano i volti puliti di un Movimento, non quelli dei vecchi e cari partiti che hanno indebolito questa terra. I vecchi e cari partiti sono ancora impegnati a fare chiarezza al loro interno. I cittadini vengono dopo. Forse troppo dopo…