La Consulta, per ora, salva la Regione. Ma frena Occhiuto (il Minore che in politica è Maggiore)

La Consulta, per ora, salva la Regione. Ma frena Occhiuto (il Minore che in politica è Maggiore)
OcchiutoR    Inammissibile. Così la Corte Costituzionale ha bollato il ricorso presentato dalla Dc contro l’attuale Consiglio Regionale, prodotto di una legge elettorale illegittima perché emanata durante il periodo della giunta guidata da Antonella Stasi che aveva preso il posto del presidente legittimo Peppe Scopelliti, disarcionato a causa dei suoi guai giudiziari. Il vecchio Consiglio nella sua ultima, bruttissima fase non poteva legiferare in materia di elezioni.

Il perché è definito dalla normativa in termini lapidari: “Atto eccedente l’ordinaria amministrazione”. A voler approfondire, è persino banale intuire che un Consiglio in scadenza (o meglio, i consiglieri che lo egemonizzano) potrebbe subire sin troppo la tentazione di agevolare la propria rielezione riscrivendo le regole in tempo utile per rientrare e chiudersi la porta alle spalle.

Tuttavia, la Consulta ha rigettato l’istanza della “risorta” Dc con un dispositivo tutto da approfondire: i democristiani, rappresentati dall’ex assessore rendese Eraldo Rizzuti, non avevano interessi nella competizione elettorale. Cioè nelle Regionali che, nell’autunno 2014, avevano designato Mario Oliverio governatore della Calabria.

Morale: illegittima o meno che fosse la legge, Oliverio resta, perché la sua vittoria non ha tolto un briciolo alla Dc.

Il ragionamento è formalmente ineccepibile. Peccato solo che sembra più il responso di un Tar di provincia che un giudizio della Corte Costituzionale. La quale, con questa scappatoia, ha evitato di affrontare il merito. Già: ai calabresi non importa troppo, in questo momento, sapere chi li governa, tanto più che l’azione amministrativa di Oliverio sembra invisibile. Semmai, gli interesserebbe sapere se chi li governa è legittimato o no. Proprio a questa domanda la Consulta non ha risposto.

Certo è, per usare un eufemismo, che la Corte ha preferito garantire la continuità di governo anziché la piena adesione ai dettami costituzionali (sebbene, per avere una parola definitiva è prudente attendere le motivazioni, da cui non è improbabile qualche sorpresa). I terremoti, al momento, sono tutti politici. La vittoria giudiziaria di Oliverio impone lo stop per il centrodestra, in particolare agli azzurri di Forza Italia che già scaldavano i motori, e consente di riprender fiato agli altri potentati politici in attesa di collocazione (è il caso dei fratelli Gentile).

Il terremoto, va da sé, è tutto cosentino. Cosentino, infatti, è il blocco governativo, inclusi i dissidenti come Carlo Guccione, cosentina è la dirigenza del centrodestra, azzurra in particolare, che si preparava a profittare di un’eventuale decisione della Consulta.

Il che, a proposito di potentati, porta dritti alle vicende degli Occhiuto. Roberto, il fratello minore ma maggiore politicamente, era già pronto a scendere in campo, magari sulla scia della vittoria di Mario, il fratello maggiore ma politicamente minore, che ha riconquistato Palazzo dei Bruzi nella tarda primavera “asfaltando” tutti i suoi poco convinti avversari. Lo stop della Consulta gela le ambizioni di Roberto, che aveva ricevuto a settembre una prima benedizione e costringe Mario ad arroccarsi a Palazzo dei Bruzi. Infatti, il sindaco di Cosenza ha perso di recente al Tar la presidenza della Provincia, riacquistata la scorsa estate dopo il reinsediamento in Comune.

Non è un dettaglio da sottovalutare, perché è vero che le Province non sono più quelle di una volta, ma è altrettanto vero che il territorio del Cosentino, con la sua vastità resta un blocco determinante. Chi controlla Cosenza controlla la sua Provincia e chi controlla il Cosentino gestisce la Calabria. E ciò vale anche per i casi in cui la leadership regionale faceva capo a Catanzaro o Reggio: il Cosentino si è dimostrato determinante per la vittoria di Loiero e per quella, successiva, di Scopelliti.

Non a caso, la decisione della Consulta apre un altro spiraglio politico non secondario, visto che è stato rigettato il ricorso di Rizzuti ma non quello di Wanda Ferro, la candidata presidente della coalizione azzurra, esclusa persino dal ruolo di consigliera regionale. Se fosse accolto il ricorso della Ferro, il che potrebbe accadere tra dicembre e gennaio, la mappa di Palazzo Campanella verrebbe ridisegnata in maniera particolare: decadrebbe il cosentino Ennio Morrone, eletto nel 2014 nelle file di Forza Italia ed entrerebbe, al suo posto, la ex presidente della Provincia di Catanzaro. Da un lato, il nuovo asse del potere azzurro calabrese, che fa perno sulla famiglia Occhiuto e su Jole Santelli si rafforzerebbe, soprattutto se si considera che Morrone, entrato in collisione con gli Occhiuto, ha aderito ad Ala. Dall’altro, il fronte cosentino si assottiglierebbe e, al contrario, si rafforzerebbe quello catanzarese. In ogni caso, la roccaforte cosentina di Mario Oliverio resterebbe al sicuro. Salve altre e non del tutto improbabili vicissitudini politiche del Pd cosentino, s’intende.

*Saverio Paletta, giornalista

** Questo articolo è stato pubblicato per alcune ore a firma del direttore di zoomsud per un errore grafico. Chiediamo scusa ai nostri lettori e al collega Paletta.