L’INTERVENTO. Il voto delle vittime della Costituzione più bella del mondo

L’INTERVENTO. Il voto delle vittime della Costituzione più bella del mondo
Referendum1   Per schiarirsi le idee bisognerebbe smetterla con la retorica della “Costituzione più bella del mondo”. La Costituzione italiana guardava ad un paese in cui due fronti ben chiari e distinti (Dc e Pci) si contendevano con asprezza la guida della nazione. Il PCI pensava di vincere le elezioni del 1948 che, invece, perse clamorosamente. Ma prima della conta elettorale nessuno voleva consegnare il potere all’avversario. Per governare bisognava essere tutti d’accordo. Il Parlamento divenne il fulcro di ogni decisione. Una cappa giuridica e ordinamentale che avrebbe potuto annichilire il paese. E quasi ci riusciva.

Poi ci sono voluti decenni di governi e governicchi democristiani, quadripartiti, pentapartiti prima di aver un ex comunista (D’Alema) al posto di premier. La Costituzione da bella si rivelò matrigna. I governi governavano piuttosto male, i piccoli partiti ricattavano, le fazioni dentro i partiti si facevano a pezzi per uno scranno (il famigerato manuale Cencelli).

La Costituzione consociativa ha bloccato ogni ricambio e consentito ogni scelleratezza.  E ora che è giunto il momento di dare aria nuova alla Repubblica per consentirle di sopravvivere alla più grave crisi economica dal 1929 del secolo scorso, proprio le vittime della Costituzione che è stata per loro matrigna la vogliono lasciare in vita. Minacciano il pericolo di un golpe a mano di un premier scellerato. La posizione della Sinistra sinistra è davvero poco chiara.

Dopo essere stati costretti da una Costituzione parlamentarista a rinunciare ad uno storico governo Bersani (il primo in qualche modo eletto dal popolo e non, come D’Alema, da una manovra parlamentare) perché al Senato mancava un pugno di voti; dopo aver visto Alfaniani, Scopellitiani, Verdiniani andare al governo perché al Senato la vittoria elettorale si è trasformata in impasse, ora vorrebbero che nulla cambi.

Cancellata la riforma costituzionale (racchia, ma comunque accettabile) con un bel  No e fatto cadere inevitabilmente l’Italicum i cantori della Costituzione più bella del mondo propongono a Renzi  di restare al suo posto anche in caso di sconfitta. Con Alfano & Company sino al 2018. Perché mica si vorranno sciogliere prima le Camere e mandare tutti a casa consegnando il paese a Grillo? Per carità dicono nel partito del No. Poi che importa che Renzi perderebbe la faccia con tutto il mondo non dimettendosi il 5 dicembre in caso di sconfitta? Che importa se rispetto a Cameron, a casa dopo la Brexit, l’odiato premier restasse al suo posto fregandosene del voto degli italiani? Ci baloccheremmo e consoleremmo con la Costituzione più bella del mondo tranquilli con le indennità da parlamentari ed ex parlamentari, con le pensioni da ex presidenti della Corte costituzionale o da magistrato o professore universitario. Si sa si vive di ideali e talvolta anche bene.