LA LETTERA. Caro direttore, ti scrivo sul referendum ... ma non mi aspetto risposta

LA LETTERA. Caro direttore, ti scrivo sul referendum ... ma non mi aspetto risposta
refer3  Carissimo Direttore, avrei da porti delle domande a proposito del referendum, dopo aver letto il tuo articolo e qualche commento indignato che ne è seguito. Non lo farò. Scriverò, invece, solo un breve commento, senza aspettarmi alcuna risposta.

Entrambi abbiamo l'età per ricordare, per averla vissuta, la stagione referendaria che ha visto l'Italia dividersi tra progressisti e conservatori.

Due modi opposti di intendere la società e due visioni del concetto di libertà e democrazia.

Nel 74, si tenne il referendum sul divorzio e nell'81 quello sull'aborto. Entrambi abrogativi di due leggi esistenti nell'ordinamento Italiano.

Il 4 Dicembre, invece, voteremo per confermare o meno una legge sottoposta a voto popolare perché non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi da parte delle due Camere e, in questo caso, perché materia Costituzionale, non è previsto il quorum.

Basterebbero poche righe per fare chiarezza e informazione da parte della stampa nazionale.

Dicevo che abbiamo già visto questo tipo di scontri e divisioni nel paese: separazioni nette tra chi si batteva per una visione di progresso e chi, invece, pervicacemente sosteneva le tesi della conservazione.

Appunto, progresso e conservazione. Due visioni profondamente antitetiche di intendere la vita e la società.

Due linguaggi e due differenti ideali per prefigurare gli esiti e gli orientamenti fra la gente.

Ciò che stupisce, in questo passaggio storico, è che a caratterizzare il dibattito, non sono le nette e chiare posizioni dei due schieramenti in campo, (quello che una volta venivano definite pregiudiziali di merito) ma, al contrario, le mescolanze di opinioni che si ascoltano tra esponenti di differenti (e talvolta storicamente inconciliabili) parti politiche le quali sostengono le medesime ragioni utilizzando, indifferentemente, identico lessico e motivazioni ideali.

Insomma, si ha la sensazione che la politica sia colta dalla frenesia compulsiva di fare cassa, incurante delle conseguenze che tutto ciò può avere sulle persone.

Pertanto, si assiste al paradosso per cui quello che sostiene Salvini risulta essere la medesima cosa che intende Bersani; il linguaggio usato dalla Meloni è identico a quello di D'alema, le cui tesi piacciono, e non poco, a Berlusconi, La Russa e Vendola.

Il 4 Dicembre si vota. I giovani si recheranno (mi auguro) alle urne, cosi gli anziani. Tutti voteremo e l'esito del voto ci dirà se l'Italia è un paese progressista o conservatore: perché gli Italiani cosi avranno capito!

Concludo con il ricordo di un vecchio dirigente il quale, parlando ad un gruppo di giovani, raccomandava loro di essere sempre vigili nella scelta di campo in cui stare quando si fanno battaglie civili, e per essere certi che sia la parte giusta, consigliava loro di rivolgere, costantemente, lo sguardo indietro, per accertarsi che i compagni di lotta siano sempre quelli veri.

Ciao Direttore.

*artista, ha lavorato a lungo presso il liceo mattia preti di reggio.