Berlusconi ha 80 anni e si rende conto di avere a disposizione un “tempo politico” tutto sommato non lungo. In questi giorni è sceso in campo massicciamente a favore del No ed è stato sincero: “Se vince il NO avrò un ruolo importante, se vince il SI lascio per sempre il campo”. Ha fiutato l’aria di vittoria e vuole esserci. Lo scalpo di Renzi è un bottino troppo importante per lasciarlo nelle mani di Grillo e soprattutto di Salvini e Meloni. Il No oggettivamente gli offre una chance (l’ultima in politica). È chiaro che bisognerà mettere mano alla legge elettorale e il Cavaliere non può non essere nella partita come lo era stato al tempo dell’Italicum ora rinnegato, ma allora votato con convinzione. Punta esplicitamente al proporzionale.
Il suo nemico storico Romano Prodi ha atteso che mancassero poche ore alla chiusura della campagna elettorale per schierarsi per il SI. Per carità sarà stato, come dice, un problema di coscienza e di serietà e coerenza con il progetto dell’Ulivo. Ma è anche vero che in questi ultimi giorni Renzi appare molto fiducioso e che il premier, in caso di vittoria, dovrà grande riconoscenza a Prodi ed ai suoi per un endorsement di grande prestigio e peso.
Nel frattempo, come era prevedibile e questo giornale ha scritto molte volte, Bersani, D’Alema, Zagrebelsky & Co. si sono eclissati dalla campagna elettorale, surclassati dalla macchina mediatica di Berlusconi e dalla forza aggressiva di Grillo e Renzi. Hanno assolto ad un ruolo importante, insieme ad illustri intellettuali e magistrati, quello di dare lustro alla battaglia per il No. Senza di loro il fronte delle destre grilline e lepenniane non sarebbe stato in grado di scontrarsi con Renzi e le ragioni della riforma. Troppo grezza la propaganda di Salvini e Grillo per scalfire il fronte del SI. Pur di vedere rotolare la testa del segretario del loro partito hanno diretto per mesi lo scontro a favore del No e ora sono stati messi da parte. La posizione di Romano Prodi li ha definitivamente annichiliti ed è chiaro che vinca il Si o il No dal 5 dicembre dovranno fare le valigie. Un intero gruppo dirigente si è autodistrutto e la caduta simultanea dei Renziani e dei Bersaniani rischia di creare un vuoto a sinistra paragonabile alla compiuta frantumazione del centrodestra. Non a caso autorevoli analisti, a cominciare da Paolo Mieli, ipotizzano un non brevissimo periodo in cui la sinistra italiana, nessuna sinistra italiana, comparirà tra i protagonisti della storia d’Italia.
E Grillo vede vicina chiamata del Colle un giorno non troppo lontano.