L'INTERVENTO. Prima di tutto riappacificare il paese

L'INTERVENTO. Prima di tutto riappacificare il paese
giocabras  (rep) La lacerazione prevedibile del paese in conseguenza della competizione referendaria, anziché rimarginarsi con l’accettazione dell’esito scaturito dalle urne, sorprendentemente  partecipate, sembrerebbe tendere all’infezione cronica.

Infatti, chi, per responsabilità istituzionale, dovrebbe suggerire l’uso di adeguati lenitivi e antibiotici, perde il controllo della situazione e, dimenticando l’oggetto dichiarato della contesa – semplicemente accettazione o rifiuto del progetto di riforma costituzionale -, ritiene, senza che sia intervenuta alcuna modifica della composizione parlamentare, di interpretare per estensione il giudizio degli elettori.

In conseguenza annuncia le proprie dimissioni, ma solo dall’incarico di governo e non dall’incarico di Segretario del partito di ampia maggioranza relativa presente in Parlamento.

Lo fa nella piena consapevolezza della norma statutaria del PD, che letteralmente recita “il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri”.

E allora, nell’interesse dichiarato e superiore della democrazia e degli italiani si appresta a favorire l’interruzione anticipata della legislatura e a dare inizio, prima possibile, ad una nuova entusiasmante campagna elettorale senza minimamente preoccuparsi di tentare prima un minimo di riappacificazione nazionale.

Alla fine della fiera, se si dovesse votare a breve, senza che nulla sia cambiato nell’ordinamento istituzionale rispetto alle procedure di formazione delle leggi, alle modalità di elezione del Presidente della Repubblica, della regolamentazione della materia referendaria e di quanto altro prima dell’esito delle urne era ritenuto indispensabile per poter governare, dobbiamo aspettarci esiti elettorali che non mutano, in caso di vittoria del PD, l’attuale aggregazione di governo. Se, invece, dovessero prevalere le forze aggregate della dx emergente, o gli inadeguati populisti M5S, l’azzardo delle elezioni a breve farebbe il paio con quello già sperimentato del referendum appena esitato.

Nel tempestivo e, a mio giudizio, rancoroso discorso –a spoglio ancora in corso- con il quale annuncia tempestive dimissioni, senza alcuna umiltà, il Premier conferma il suo giudizio di superiorità sul mondo intero che non è riuscito a comprendere la bontà della sua proposta e, furbescamente, si assegna la sola colpa di non essere riuscito a farsi comprendere.

Nessun dubbio lo ha sfiorato sulla possibilità che il suo progetto di revisione potesse contenere un saldo di negatività prevalente sulle positività e che la sua azione di governo non avesse incontrato l’interesse e il favore di gran parte dell’elettorato di riferimento della parte politica da lui rappresentata e, più in generale, di molti italiani in difficoltà.

Con ciò sancendo, a mio giudizio, anche in forza dell’inequivocabile voto di sfiducia degli italiani tanto sul suo progetto di riforma quanto sulla sua persona, l’inopportunità di restare a capo del suo partito.

Potrà farlo, in futuro, - è ancora giovane- a condizione che converta la sua incontenibile voglia di comandare in attitudine a dirigere circondandosi di collaboratori saggi e competenti e non, salvo rare eccezioni, di inesperti ubbidienti così come finora ha preferito fare.

Non penso infatti che, con nuove elezioni, nella situazione data, alle attuali forze di governo, o in sostituzione totale o parziale delle stesse, possa aggregarsi Forza Italia per una grande coalizione ancorata ad “impegni notarili” negoziati in condizioni di debolezza del PD che scongiuri il pericolo di derive autoritarie e/o populiste del tipo “democrazia della rete”.

Allora occorre avere il coraggio di programmare un vero cambio di passo nell’anno, o poco più, residuo di legislatura durante il quale sia consentito lo svelenamento del clima di conflitto nei partiti e nella società.

Presupposto ineludibile è il temporaneo congelamento delle energie dell’attuale segretario del PD, il quale avrà tutto il tempo di convertirle affinché possano essere utilizzate a beneficio del partito e quindi del paese.

Al Segretario tocca dunque la responsabilità di annunciare l’apertura della fase congressuale che porterà alla elezione di un nuovo Segretario in grado di garantire l’attuazione dell’Art. 1 c.7 dello Statuto del partito, (riconoscimento e rispetto del pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno)  e di guidare il partito e la coalizione di governo nella successiva della legislatura.

Fino a quella data, però, responsabilmente, il Premier attuale dovrà assumersi la responsabilità di guidare il Governo con le forze della coalizione che lo hanno finora sostenuto, se ancora disponibili, o, in assenza di tale contributo, coinvolgendo la sinistra extra PD e altre forze disponibili per svolgere alcuni punti programmatici tra cui, prioritariamente, la nuova legge elettorale, misurate modifiche alle norme più inique del sistema pensionistico, eliminazione dei voucher, ricostruzione dei centri terremotati, gestione dei fenomeni di immigrazione, avvio del risanamento del territorio, ed altro possibile.

Se così sarà il Premier avrà dimostrato di aver capito la lezione e di poter, in futuro, ricandidarsi tanto per la guida del Partito quanto per la guida del Governo.

Potenzialmente ne ha tutte la capacità.