Riavvolgiamo la pellicola ed osserviamo, per un attimo, lo stupendo tetro comunale di Reggio strapieno di gente mentre Renzi parla a favore del “Sì” al referendum. Puntiamo l’obbiettivo sul gruppo dirigente dl Pd, pronto a spellarsi le mani ad ogni battuta del presidente del consiglio. La “dirigenza” appare festante, certa del risultato, piena di brio, vogliosa di farsi immortalare accanto al capo del governo. Ora, confrontiamo quanto abbiamo visto con il risultato del voto a Reggio e nell’intero territorio della “città metropolitana” dove il “no” ha raggiunto il 70% dei suffragi e vedremo tutto sotto una diversa luce.
Il 2 dicembre, al teatro comunale, non c’era un popolo stretto intorno al proprio gruppo dirigente. C’era il “potere” intento a celebrare se stesso. E per quanto possa essere amaro ammetterlo c’era un PD che, separandosi dal proprio popolo, si trasformava in nomenklatura .
La riprova di quanto abbiamo detto la possiamo ricavare analizzando il voto in provincia: ovunque esista un PD organizzato, magari proiettato nelle Istituzioni, ovunque ci sia stata una qualche iniziativa a favore del “si”, quasi ubbidendo ad una incomprensibile legge del contrappasso, il “No” è schizzato alle stelle. La traiettoria è chiara: i gruppi dirigenti della Sinistra, ed in particolare del PD, hanno marciato a fitte schiere verso la “stanza dei bottoni” ma il popolo è rimasto fuori. Anzi, e per dirla tutta , mentre Il popolo non è diventato “Stato” , i dirigenti del PD sono diventati “potere”. “Eccellenze” anche loro, come i banchieri, i prefetti, i magistrati “importanti” e così via… e come tali il 4 dicembre sono stati puntati e colpiti.
Tutto qua!
Ora la nomenklatura tenta di salvare se stessa e deve trovare un capro espiatorio, anzi l’ha già trovato: Matteo Renzi. E’ lui l’antipatico, l’arrogante, il bugiardo responsabile della disfatta. Non sono mai stato renziano, e non sono andato a votare la riforma costituzionale, ma mi pongo una domanda: dov’erano i parlamentari calabresi del PD quando si votava la riforma costituzionale o la legge elettorale? Dove erano i “dirigenti” del partito, i consiglieri regionali quando si firmavano “i patti” per gabbare i la voglia di protagonismo e di riscatto del nostro popolo? Perché non hanno avvertito Renzi che il popolo calabrese non lo avrebbe seguito nella sua avventura verso i un falso riformismo sostenuto da una narrazione fallace?
C’è da prendere atto, ancora una volta, come da antica consuetudine, che i gruppi di potere meridionali si sono scelti un “Capo” , anteponendolo rispetto alle esigenze del proprio popolo. “Borbonici”, “savoiardi”, fascisti, democristiani, berlusconiani, renziani, ma sempre schiacciati sul “capo” e supini alle decisioni del “centro”, fotocopia del pensiero dominante. Cortigiani più che dirigenti! E’ stato così anche questa volta!
E’ stato penoso, durante la campagna referendaria, ascoltare molti dei “dirigenti” regionali del PD ripeterci la stanca cantilena del “no” recitata per dovere di ufficio mentre i in Italia le dieci famiglie più ricche hanno un reddito uguale a quello di sette milioni di italiani. Più di quanto non percepiscano tutti i lavoratori della Calabria e della Sicilia messi insieme. Non è possibile che funzionario della Banca di Vicenza, tal Iorio, a conclusione dei suoi 18 (diciotto)mesi di lavoro venga liquidato con la somma di circa 8 milioni di euro. Diecimila euro al giorno! ”? Non può essere credibile una “casta” che chiede sacrifici alla gente mentre mantiene vitalizi e assurdi privilegi a livello nazionale e regionale. Nessuno può credere che cambierai il mondo quando sei incapace di cambiare le cose possibili.
Ciò premesso, trovo strano che nel Paese in cui la politica è diventata “scienza”, grazie soprattutto a Machiavelli, si ricorra a categorie estetiche o morali per analizzare il voto. Per sostenere la tesi che Renzi sia l’unico responsabile della disfatta si è fatto ricorso alla supposta antipatia, alla presunta arroganza.. Quando mai il “potere” è stato simpatico, generoso, altruista? Quando il potere è espressione dei “pochi”- ed oggi lo è - può avere qualche momento di popolarità ma alla fine viene individuato per quello che è realmente , sia nel caso in cui mostra un volto falsamente paterno e bonario ( Berlusconi o Prodi) sia quando mostra un piglio decisionista come nel caso di Craxi o di Renzi.
Per quel poco che posso capire, il limite di Renzi, come di quasi tutti i dirigenti della Sinistra occidentale, non è l’antipatia ma la scelta di governare nei rigidi confini di una gabbia di ferro imposta dell’economia di mercato come se questa fosse il solo mondo possibile. Così non è! C’è sempre un “oltre”; un’alternativa immaginabile ; la sana utopia di un mondo migliore. E non mi riferisco al “sol dell’avvenir” o a qualche ideologia del secolo scorso ma, e molto più modestamente, all’attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione, allo Stato di diritto, al messaggio di Papa Francesco!
Ho già detto di non esser mai stato “renziano”, ma appunto perché “vergine di servo encomio” non voglio esser responsabile di “codardo oltraggio” . Quindi non ho alcuna difficoltà ad ammettere che ne Renzi, e tantomeno il PD possono essere individuati i “nemici” da abbattere. Grillo o Salvini non sono l’alternativa ma la catastrofe! Più pericolosi sono certamente i “renziani”- soprattutto quelli calabresi e comunque travestiti- perché, in maggioranza, sono privi di orizzonti, espressione di un pensiero subalterno e cortigiano!
Non credo alla “rottamazione” degli uomini e mi auguro che nessuno pensi a quella di Renzi a patto che Egli capisca quanto la figura del “capo carismatico” sia incompatibile con la storia della Sinistra italiana e con la stessa democrazia per come delineata dalla Costituzione. A Renzi nessuno può e deve chiedere di essere di Sinistra più di quanto non sia. Magari un po’ meno Marchionne e più monsignor Galantino…certo non guasterebbe !
Dopo il 4 dicembre, la Sinistra italiana e, soprattutto, il PD e calabrese sono ad un bivio : ritornare ad essere popolo o diventare definitivamente casta e, come tale, esser travolta dalla “tempesta perfetta” che si delinea all’orizzonte.