C'è il lavoro in testa alle priorità dei calabresi per l'anno appena iniziato. E non poteva essere altrimenti, considerato che in questa regione il tasso di disoccupazione giovanile (fonte Eurostat) ha raggiunto il 65,1 per cento. La Calabria si colloca in realtà al terzo posto nella classifica Ue, ma è preceduta solo da due particolari zone, spagnole ma in terra africana: Ceuta (dove la disoccupazione giovanile è al 79,2 per cento) e Melilla (72 per cento). Si trovano entrambe in Marocco.Come a dire che qui stiamo poco meglio di una delle aree del mondo più storicamente disastrate. La verità è che sul lavoro giovanile serve uno sforzo in più e meno retorica. Il lavoro non tollera amnesie.
I dati pubblicati nell’ultima nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione (curata da Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail) ci segnalano che a fine 2016 l’Italia ha perso nella classe d’età tra i 15 ed i 34 anni 55 mila occupati. Orbene: questo dato che e’ quello che dovrebbe di più preoccupare viene nascosto, oscurato e finisce per non balzare agli occhi.
Altro incredibile dato è quello sull’uso nel nostro Paese di Garanzia Giovani: praticamente i tirocini vengono da noi utilizzati non per promuovere l’inserimento dei giovani nelle aziende ma solo per ridurre il costo del lavoro. In pratica: ti faccio lavorare per il periodo previsto da Garanzia Giovani sol perché’ non pago come azienda praticamente niente e poi…tutti a casa!
Questo fenomeno in Calabria e’ accentuato per la cronica gracilità del tessuto imprenditoriale e sarebbe utile conoscere i dati sull’inserimento dopo il periodo di tirocinio di Garanzia Giovani. E’ evidente che le imprese regionali hanno sfruttato al massimo i sei mesi di tirocinio per coprire vuoti negli organici a costo zero, ma poi quanti hanno trasformato quei rapporti in contratti di lavoro a tempo determinato o indeterminato?
Praticamente nessuno, nonostante la rete di salvataggio offerta dalle modifiche introdotte nella tutela dei lavoratori con il jobs act. Ci sarebbe inoltre da discutere molto sulla buona qualità della domanda lavorativa dei giovani calabresi, se solo – ad esempio – si prende in esame quanto il colosso tecnologico giapponese NTT Data intende scommettere sulla sede di Cosenza, diventata uno dei tre poli mondiali di ricerca e sviluppo della multinazionale insieme a Palo Alto e Tokio. Proprio a Cosenza i giapponesi hanno annunciato, infatti, che assumeranno un altro centinaio di ingegneri e di informatici. Le imprese calabresi – al contrario - non paiono molte interessate a questa qualità dei nostri giovani, in gran parte laureati nei nostri atenei. Si abusa invece dei voucher, altro strumento di cui si chiede giustamente la limitazione e la regolamentazione e che potrebbe finire sotto referendum se il Governo non interverrà con un adeguato provvedimento legislativo.
Anche in questo occorrerebbe, però, più equilibrio: è vero che di questo strumento se ne sta facendo un abuso ma é pur vero che fa emergere il lavoro nero e resta pur sempre l’unico mezzo utilizzabile per occasionali momenti di lavoro dopo l’abolizione di tutte le altre forme contrattuali. La verità è che i voucher non hanno affatto segnato un aumento dei lavoratori a tempo pieno perché’ - sempre nella nota trimestrale sopra citata - si contano in 47 mila annui i lavoratori full time che corrispondono ai quasi 110 milioni di voucher utilizzati nei primi 9 mesi del 2016. Come a dire: cambiamo registro ma al momento dilaga solo la retorica mentre almeno 3 generazioni di giovani risultano tagliate fuori dal mondo del lavoro.