Atmosfera plumbea a palazzo Campanella. La giornata nuvolosa non aiuta ad assorbire il nuovo e pesante colpo: arrestati il consigliere regionale di Forza Italia Nazzareno Salerno e l’ex presidente di Calabria Etica Pasqualino Ruberto. Più in generale è lo scandalo legato alla distrazione dei fondi comunitari per il sociale a scuotere fin dalle fondamenta l’Assemblea che dovrebbe difendere i diritti dei cittadini, specie di quelli più deboli ai quali sarebbero stati tolti quasi due milioni di euro. “Qui la ‘ndrangheta non entra” si legge nel cartello all’ingresso dell’Astronave, ma la scritta, sembra quanto mai fuori luogo.
Dentro impiegati e consiglieri regionali fanno finta di nulla e si immergono nel lavoro. Nessuno vuol rilasciare dichiarazioni o, al massimo, ci si trincera dietro il più classico dei sarà la giustizia ad accertare le responsabilità. Ovviamente. Ma le accuse sono assai pesanti e, soprattutto, non è la prima volta che una tempesta di questo tipo si abbatte sul Consiglio. Solo per restare al recente passato e alla ultima legislatura, si possono ricordare le vicende dei consiglieri Franco Morelli e Antonio Rappoccio.
Anzi c’è così tanta esperienza in merito che già quasi tutti sapevano le regole per la prosecuzione della vicenda. Se l’arresto dovesse essere confermato, arriverà la comunicazione ufficiale dalla Prefettura al presidente del Consiglio che provvederà alla surroga di Salerno con il primo dei non eletti in Forza Italia nella circoscrizione centro. Il che vorrebbe dire il ripescaggio di Mario Magno, già consigliere regionale nella precedente legislatura.
Nelle prossime settimane, dunque, l’Assemblea potrebbe trovarsi modificata per ben due unità a causa delle sentenze della magistratura. Wanda Ferro entrerà in Consiglio sostituendo Giuseppe Mangialavori per come stabilito dal Tar e sempre che il Consiglio di Stato non modifichi la decisione in ordine all’escluso. In secondo luogo se Salerno rimarrà in carcere il suo posto sarà preso da Magno. Con conseguenze assai pesanti anche sugli equilibri interni a Forza Italia che vede modificarsi i rapporti e potrebbe anche rimettere in discussione l’attuale assetto.
Niente di paragonabile, però, alle ripercussioni d’immagine che la classe dirigente calabrese continua a dover subire, senza riuscire a trovare gli anticorpi necessari. Il caso ha voluto poi che nella giornata degli arresti fosse prevista anche la riunione della Commissione antindrangheta per la presentazione ufficiale del testo di legge contro il fenomeno criminale. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Ma l’urgenza di trovare i filtri giusti per evitare che le cosche possano continuare a strangolare la Regione e i calabresi non può più essere ignorata. E il Consiglio deve smettere di far finta di nulla.
Il profilo di Salerno
Tanti incarichi e tanti partiti
Un imprenditore nel settore delle costruzioni piuttosto audace. Al quale è sempre piaciuto il rischio negli affari e nella politica. Tantissimi i suoi progetti editoriali, così come molteplici sono state le idee politiche che ha abbracciato. Prima nella Dc, poi Ccd, poi An, quindi Ncd e infine in Forza Italia. Nazzareno Salerno è nato l’1 marzo 1965 a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia.
Alle regionali del 2014 è stato eletto nella circoscrizione Centro per Forza Italia con 9.163 preferenze. Alla seconda legislatura, in quella precedente è stato prima presidente della III Commissione “Attività sociali, sanitarie, culturali, formative”, poi assessore al Lavoro e formazione della giunta Scopelliti. Attualmente ricopriva anche il ruolo di vicepresidente della I Commissione “Affari istuzionali, Affari generali, Riforme e decentramento”. Nei primi anni Novanta, è stato assessore ai Lavori pubblici nel Comune di Serra e per due volte consecutive, nel 1993 prima e nel 1997 dopo, è stato eletto sindaco. È stato promotore del Patto territoriale “Area boschiva delle Serre calabre”, strumento della Programmazione negoziata, e tesoriere per l’evento del IX Centenario della morte di San Bruno. Già consigliere provinciale di Vibo Valentia nel 1999, è stato presidente del Consorzio indu