Il paradosso della Calabria

Il paradosso della Calabria
stivale La Calabria è una regione dove arretratezza e mancato sviluppo dei decenni passati possono diventare oggi, paradossalmente, fattori di crescita, di innovazione e di uno sviluppo sostenibile. Così la pensa e così dice il Governatore della Calabria, Mario Oliverio.

 Vediamo come e perché’: non si tratta semplicisticamente di dover colmare il divario con le aree più forti del Paese. Il modello di sviluppo che ha fatto storicamente registrare il gap tra Nord e Sud è andato esaurendosi. Non è casuale che da più anni gli indicatori economici nazionali segnano una condizione di stagnazione. La crescita economica del Paese e la sua forza competitiva sono strettamente dipendenti dalla capacità di valorizzare le risorse umane e territoriali di cui dispone oggi la Calabria e grande parte del Mezzogiorno; un’area divenuta strategica nel bacino del Mediterraneo.

La promozione dello sviluppo nel sud costa meno ed è a più alto valore aggiunto dell’economia nazionale.

L’ ambizione, dunque, non dovrebbe essere quella di agganciare il vagone Calabria ad un treno Italia che cammina lento e a fatica, ma quello di divenire una delle regioni motrici di un nuovo e moderno modello di sviluppo.

Niente presunzione dell’autosufficienza: è chiaro che da soli non ce la possiamo fare. E’ evidente che ad una economia regionale autopropulsiva e progressivamente meno dipendente ed assistita dovrà corrispondere una strategia economica e una politica degli investimenti a livello nazionale che assumano la Calabria ed il Sud come una convenienza e non più come una palla al piede del sistema Paese.

E’ su questo terreno che andra’, dunque, valutato il rapporto tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, rapporto che andra’ rinnovato giorno dopo giorno, senza afflati fideistici o, peggio, partitici. Qui ci sta la vera novita’ del report presentato dal Presidente della Regione nei giorni scorsi.

Oliverio ha detto  e continua a dire PRIMA DI TUTTO LA CALABRIA: non deve percio’ esserci – pare di capire - una subalterna invocazione di aiuto ma il parametro principale su cui misurare la capacità delle politiche governative di individuare la Calabria come una priorità di interesse nazionale.

Il rapporto tra il Governo regionale e nazionale deve essere,di conseguenza, fortemente ancorato a questa impostazione: la Calabria non deve rinunciare a dire la sua sui contenuti e sul merito delle politiche che concretamente si assumono (o non si assumono) verso il Sud e la Calabria. E non solo sulla sanità e sulla nomina o meno del commissario.

 Ma per fare questo si dovrà esercitare un’azione di forte discontinuità e non riproporre il vizio di quelle vecchie classi dirigenti impegnate ad utilizzare l’esercizio del potere dell’amministrazione regionale e locale per uno scambio rivolto esclusivamente ad interessi di posizionamento politico nelle dinamiche correntizie dei propri partiti, spesso legate a scadenze elettorali piu’ o meno vicine.

O sara’ questa la sfida o si continuerà in un’opera priva di prospettiva, sapendo bene pero’ che la Calabria da dislocare in questa sfida deve essere quella di una regione e di una Regione delle regole e dei diritti.

 La parola chiave è quella della trasparenza. Le ultime vicende sono solo l’ultimo caso e presumibilmente non l’ultimo. Oliverio nel presentare il report ha detto che ‘’in questi primi due anni abbiamo dovuto avviare un’opera che ha incontrato non poche resistenze e passività. Ho piena consapevolezza che anche una parte, sia pure minoritaria, del voto che mi ha affidato il mandato di governare porta con se una domanda di conservazione e non una volontà di cambiamento e di innovazione’’.

Si tratta quindi di spezzare la spirale di una domanda distorta che proviene anche da una parte della società civile. Una domanda malata  che alimenta e al tempo stesso si nutre di una politica altrettanto malata. Questo e’ l’altro aspetto del paradosso Calabria.