L’ANALISI. La sorpresa delle Primarie

L’ANALISI. La sorpresa delle Primarie
primarie   UNO. Le primarie del Pd in Italia e in Calabria hanno provocato stupore e sorpresa. La grande stampa ha scritto di “un buon segno non solo per il Pd ma per la democrazia italiana”, di “un dato molto più alto delle aspettative e soprattutto più forte della stanchezza e del disincanto”. Ci sono stati anche giudizi molto diversi da parte di giornali e osservatori molto schierati. Ma il fatto che quasi 2 milioni di italiani siano andati a votare in una domenica nel mezzo di un ponte di primavera testimonia un fatto straordinario.

DUE. Il Pd che conosciamo non sembra all’altezza di un evento così straordinario e comunque irripetibile da parte di qualsiasi altro partito italiano. E’ nota la scarsa attenzione del gruppo dirigente renziano al partito e il suo diventare spesso, specie in provincia, lo strumento di aggregazioni di potere e notabili. Del resto, un processo di indebolimento del partito - oltre quello di carattere storico connesso alla rivoluzione tecnologica – era già in atto nel Pd incapace di costruirsi gruppi dirigenti compatti e unitari.

TRE. Com’è stato possibile il “miracolo” delle primarie del 30 aprile con un Pd colpito dalla sconfitta micidiale subita col referendum sulla costituzione? Un partito il cui segretario è stato costretto a dimettersi da premier e da segretario e che nei mesi scorsi ha visto accumularsi indagini di intrallazzi inquietanti mentre nel paese si scatenava un vento carico di sospetti? Un partito, infine che ha subito una scissione con l’abbandono di leader storici come D’Alema e Bersani.

QUATTRO. Insomma, è complicato immaginare che le primarie siano state il frutto della sola iniziativa del Pd. Per spiegarsi tanti italiani che escono da casa abbandonando tastiere e computer (disposti perfino a pagare due euro a testa per farsi registrare come elettori del Pd) serve immaginare un fenomeno più complesso e importante della risposta a un invito. Bisogna ipotizzare una scelta autonoma e non dipendente dal solo Pd. Una sorta d’investimento fiduciario deciso da una parte del paese che immagina di poter affrontare la crisi che attraversa il paese con una nuova apertura di fiducia nel Pd.

CINQUE. Altro e diverso problema è quello di capire se tale fiducia sia stata riposta bene e se il Pd possiede le energie necessarie per rispondere positivamente alla sfida che gli è stata lanciata. In ogni caso le primarie e il loro sorprendente risultato modificano il quadro politico italiano e innescano scosse nuove al sistema politico italiano. Intanto, sdrammatizzano il problema delle elezioni anticipate perché il risultato delle primarie sembra contraddire l’ipotesi che la lontananza di Renzi da Palazzo Chigi lo abbia indebolito. Oggi Renzi è più forte e non ha più bisogno di tornare rapidamente a fare il premier per non essere dimenticato. Ha il tempo per ricostruire un partito e formare un gruppo dirigente coeso, compatto e largo. La condizione per una politica nuova che sia veramente diffusa nel paese e preveda l’intervento dei cittadini. Uno degli effetti delle primarie è che garantiscono il governo Gentiloni allontanando le elezioni. Il Paese sembra avvicinarsi alla consapevolezza dei pericoli dell’instabilità e questo potrebbe fare emergere le responsabilità politiche e culturali dei gruppi dirigenti che hanno organizzato l'opposizione vittoriosa contro la riforma costituzionale. Il tempo che passa difficilmente potrà spostare gli italiani del Sì sulle posizioni del No. E’ molto probabile, invece, che accada il contrario. Lo stesso refrain sull’alleanza tra il Pd e Berlusconi potrebbe cedere il passo alla presa d’atto che il variopinto schieramento del No referendario non poteva non aver messo nel conto che la bocciatura del bicameralismo perfetto avrebbe, nell’Italia tripolare, impedito maggioranze omogenee e con l’autorevolezza necessaria per avviare una stagione riformatrice ed avrebbe costretto i partiti ad alleanze ibride.

SEI. Sarebbe un grave errore pensare che l’Italia possa uscire dalle sue difficoltà con le primarie. Un errore simile a quello di chi ritiene che il 30 aprile non sia successo nulla. In Italia, e non solo nel Pd, esistono ancora grandi energie. E se domenica prossima Macron dovesse fermare la Le Pen anche noi potremmo fare un passo avanti per disperdere le spinte populiste e nazionaliste che si sono pericolosamente accumulate anche in Italia.