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DALL’INVIATO AI MONDIALI. Ho tifato Messico ma oggi c’è l’Italia e nient’altro

DALL’INVIATO AI MONDIALI. Ho tifato Messico ma oggi c’è l’Italia e nient’altro

MvsC      DALL’INVIATO - Abbiamo vagato giorni per la foresta Amazzonica in cerca di uno spinterogeno nuovo per il nostro vecchio Piper, fino a trovarlo nell’officina di Mumbulu, un vecchio sciamano degli indios Lampela. Lo abbiamo barattato, in cambio il vecchio ha voluto il telefono cellulare ultimo modello che la redazione del giornale mi aveva dato in dotazione, così il vecchio Drake ha riparato l’aereo e siamo andati giusto in tempo a Recife per assistere a Messico – Croazia.

Prima della partita ci siamo come al solito uniti ai tifosi. Con un gruppo di Messicani abbiamo cantato a squarciagola Cielito Lindo, bevendo Tequila e mangiando Tortillas piene di ragù piccantissimo, secondo l’usanza calabrese che i Messicani seguono tradizionalmente.

Uno di loro, un tracagnotto baffuto dall’aria svaporata e con mandibole d’acciaio, ne ha divorate almeno sette dozzine. Abbiamo fatto amicizia. Deve essere un discendente di quei fieri Hidalgos che hanno fatto la fortuna della Spagna, infatti ha un tipico nome nobile, composto da almeno una dozzina di cognomi: Cayetano y Lopez y Martinez y Gonzales eccetera eccetera. Ci ha fatto morire dal ridere, e con il suo aiuto siamo riusciti ad entrare allo stadio dall’ingresso della mensa. Il nostro amico ha infatti un nugolo di amici cuochi, o aiuto cuochi, o inservienti di cucina.

Il Messico è stato strepitoso: quattro pappine alla Croazia e delirio tra il pubblico. A Ciudad Juarez per festeggiare hanno sparato verso il cielo con dei cannoni da 88, che tengono nei cortili come svago per i ragazzi; il Mariachi è impazzato tutta la notte, tra feste, balli e tequila, e i miei due compari si sono fidanzati con due sorelle di Acapulco, ignorando la presenza dei loro dodici fratelli, tutti maschi, abbronzati, e con certi muscoli da sfasciacarrozze che non promettevano niente di buono.

Siamo riusciti a far perdere le nostre tracce solo stamattina all’alba. Ed oggi è una giornata importante, perché giocherà l’Italia. Contro l’Uruguay. Un luogo che amiamo. Ma l’Italia è l’Italia. Da giornalista distaccato, obiettivo e senza alcun cedimento alle ragioni del cuore, guarderò la partita senza alcuna preferenza. Vero è che indosso casualmente una maglietta azzurra, vero anche che questo cerone tricolore che mi sono applicato sul viso può farmi sembrare imparziale, ed anche che attaccare alla coda del Piper uno striscione con la scritta “Pirlo segna per noi” può sembrare di parte.

Ma il dovere è dovere, e non si può sfuggire. Quindi block notes, penna e trombetta, e tutti allo stadio a guardare Italia –Uruguay.

Florentino

N.B. Caro Inviato, vedo che continui a inviarci i tuoi articoli e noi li pubblichiamo. Ma niente furbizie: non ti ripresentare in redazione senza il cellulare che ti avevamo affidato. Come ben dici è un ultimo modello del 2003. Funziona come una bomba e soprattutto è l’unico che possediamo. Torna nell’officina di Mumbulu e ripigliatelo. (La direzione).