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DALL’INVIATO AI MONDIALI. La Germania, su ordine della Merkel, riafferma l'egemonia dell'Occidente su tutti gli altri: 7 gol al Brasile

DALL’INVIATO AI MONDIALI. La Germania, su ordine della Merkel, riafferma l'egemonia dell'Occidente su tutti gli altri: 7 gol al Brasile

gb     DALL’INVIATO - La serata di ieri sera a Belo Horizonte ha rappresentato una lezione di vita, non solo in ambito calcistico, ma in senso assoluto. Il risultato finale è stato storico, inedito, incredibile, esagerato; ha rappresentato, in tutta la sua enormità, il divario tra un’idea vera, portata avanti in modo progettuale, con rigore teutonico, perseveranza, metodo ed umiltà, e un’idea falsa, fondata su chiacchiere, proclami, spaccio di talento inespresso e abbandono al sogno e alla speranza. Illusoria.

Perché la realtà non è mai quella che vuoi; e neanche quella che credi: la realtà è quella che con cui farai i conti prima o poi e, se non sei sufficientemente preparato, ti stritola e ti seppellisce sotto sette gol, umiliandoti in casa tua, prendendoti a pallonate, rendendo pubblico il tuo bluff, la tua inconsistenza, le tue scorciatoie. Non è stata soltanto una sconfitta: è stato uno svelamento.

Siamo arrivati allo stadio, a dire il vero, già pronti alla sconfitta dei Verde-Oro. L’assenza dei due fuoriclasse, e la potenza calcistica degli avversari erano motivi sufficienti per dar ragione alla logica; ma una delle bellezze di questo sport è l’imprevedibilità: di risultati scritti ribaltati dalle prestazioni è piena la storia del calcio. L’Italia lo ha fatto molte volte. In bene e in male.

Ma questa volta non ci sono stati miracoli. E a questo proposito conviene informare i tanti calciatori che in campo si lasciano andare a manifestazioni religiose di varia natura che Dio, pur essendo interessato al calcio, non tollera che gli vengano rivolte preghiere per un motivo così blando e innocente. Le preghiere interessate al risultato di un gioco sono sempre accantonate, ed anzi spesso sono controproducenti.

Ma torniamo alla partita, che però non c’è stata: in pratica i Tedeschi hanno preso a pallonate i Brasiliani, inseguendoli fino agli spogliatoi. Sette- gol -sette, un risultato rugbistico come si diceva ai tempi di Ciotti. La follia tenue dei Carioca non è mai stata in discussione. Il loro sogno d’onnipotenza , tutti all’attacco gettando il cuore oltre l’ostacolo, è sembrato una carica di cavalleria a sciabole sguainate. Ed è durato pochissimo. La carica a cavallo contro i panzer. Bella, romantica, eroica., certo. Ma cavalli e cavalieri diventano polpette. Macinati dal rigore Kantiano. Erano scarsi già prima, ma i loro profili gonfiati da tutto il carrozzone che gira intorno al calcio aveva convinto persino loro di essere forti. Ci hanno pensato i tedeschi a fargli capire come va il mondo. Non basta avere le televisioni che costruiscono il personaggio. Non basta montare le migliori azioni della tua carriera in un servizio e poi presentarti come il nuovo Pelè. Non bastano i procuratori che gonfiano le tue virtù e moltiplicano il tuo talento (quando c’è) per diecimila. Di fronte alla realtà della competizione, serve la virtù più importante: verità.

E quella alla fine dei conti viene fuori. Il Brasile dovrà rivedere molto, adesso. Tutti i suoi assi giocano all’estero. Anzi, centinaia di brasiliani giocano all’estero. Il tributo al mondo globalizzato. Intanto come fai a trattenere un giovane che viene dalle Favellas di fronte ad ingaggi più che consistenti? Non si può. I talenti carioca vanno a giocare ovunque ci siano soldi. Campionati di ogni tipo, in ogni angolo del mondo e di ogni serie. Più che calciatori, sono delle soubrette. Dei solitari a caccia d’occasioni per dar sfoggio al talento e per fare cassa. I poveri non hanno anticorpi per la malattia del denaro. Vittime e carnefici di loro stessi. E delle migliaia di speculatori che gravitano attorno a questo mondo, e che li trasformano in rockstar e in funamboli. In fenomeni da baraccone. Aumentando a dismisura l’importanza dell’individualità nel gioco. Come se le partite potessero essere risolte da un uomo soltanto. Ma il calcio non è il tennis. Il calcio, e questo è un dogma, è un gioco di squadra.

Un gioco dove l’individuo conta e fa testo solo se tutte le sue azioni sono compiute per gli interessi di tutti. Esattamente ciò che hanno fatto i tedeschi. Undici fuoriclasse fusi in una perfetto meccanismo sportivo. La squadra al centro, obiettivo la vittoria finale. Stop. Il resto è fuffa.

Per la prima volta da quando siamo in Brasile, per il dispiacere siamo andati a letto presto.

Florentino

A proposito di fuffa (ultimo rigo dei tuo articolo) e di chiacchiere (quarto rigo): veniamo alle tue. Per decine di articoli ci hai spiegato che questi mondiali erano la rivolta contro gl’imperialismi di tutti i tempi. Terzo e quarto mondo, indiani con le penne, conquistati che ributtavano a mare i conquistadores e via fuffando. E non dico degli sproloqui sugli europei stanchi, sulla debolezza da società affluente, sul fatto che noi del vecchio Occidente siamo ormai senza slanci vitali.. Anche la Merkel dev’essersi incazzata come un cancelliere per tutte queste chiacchiera, li ha convocati ed ha ordinato ai teutonici di mettere fine a queste sciocchezze. Com’è finita lo sai: 7, dicesi sette e per strafare si sono fatti fare anche un gol con tutti i tedeschi nel campo che hanno smesso di bere birra per battere le mani ai poveri brasiliani. E i tedeschi del campo che come i loro connazionali quando fanno qualcosa la fanno al massimo, nel bene e nel male, con la passione che hanno nell’ubbidire ai superiori che ti aspettavi che facessero: l’amore invece della guerra? Mio caro, le apparenze sono una cosa ma la sostanza torna sempre a galla. Chi volevi che li leggesse quel mare di articoli che spiegavano che il mondo grazie al pallone era veramente sottosopra come lo dipingono le utopie dei poveri e dei poveracci? Mi pare che il minimo è dimezzarti i compensi da inviato operazione che tenuto conto delle penali che hai accumulato fanno un bel po’ di tuoi debiti col giornale. Sbrigati a tornare e vedi di non tentare altre furbizie col cellulare che è il solo che abbiamo.