SUD E CALABRIA. SCUOLE E OSPEDALI TRA TERREMOTI E VIRUS

SUD E CALABRIA. SCUOLE E OSPEDALI TRA TERREMOTI E VIRUS

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(rep) La memoria storica sui rischi naturali e i molteplici e recenti effetti del Covid-19 rendono sempre più evidente il ruolo dell’informazione e della prevenzione nel fronteggiare eventi naturali sia di origine biologica come le mutazioni dei virus patogeni sia di origine geologica come i movimenti della crosta terrestre che provocano terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Eventi naturali inevitabili e con i quali si può e si dovrà convivere evitando i prevedibili effetti disastrosi.

Per l’individuazione degli interventi di prevenzione e prepararsi al dopo emergenza Covid-19 è da ricordare che il tema dell’agenda di Governo sotto i riflettori, prima dell’insorgere della stessa emergenza, era il Piano per Sud di 100 miliardi di euro con misure per il rilancio economico dell’intero Bel Paese. Con la priorità “l’investimento nel capitale umano” e “scuole aperte tutto il giorno” il Presidente Conte, per la presentazione dello stesso Piano, ha scelto una cittadina della Regione a più alta pericolosità sismica e con il maggior numero di edifici scolastici ad accertata vulnerabilità sismica.

Una scelta avvenuta dopo un lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse in molti comuni calabresi per le scosse e sequenze sismiche, iniziate nei mesi scorsi, con epicentro in varie zone del Territorio e dei mari della stessa Regione. Scosse e sequenze sismiche registrate anche nel giorno della presentazione del Piano e ancora in atto e con le quali dobbiamo imparare a convivere realizzando i necessari e molteplici interventi di prevenzione idonei ad evitare quegli incubi notturni che, in più occasioni, ha dichiarato di aver avuto l’attuale Capo della Polizia Gabrielli quando era a Capo della Protezione Civile. 

Evidentemente non si possono dormire sonni tranquilli senza prima affrontare priorità di “mettere in sicurezza le quindicimila scuole delle zone ad alto e altissimo rischio sismico frequentate da otto milioni di bambini e ragazzi”, priorità  sottolineata, in occasione del decennale del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, dall’allora Capo della Protezione Civile Nazionale.  Come non si può continuare ad ignorare la “viva preoccupazione” per la “non adeguata considerazione del problema della sicurezza sismica degli edifici scolastici” manifestata al  Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Conte I dai Presidenti delle regioni Umbria, Lazio, Marche in occasione di uno dei tanti rinvii per la definizione di un accordo quadro in materia di edilizia scolastica. 

La scelta del Presidente Conte e l’accertata vulnerabilità sismica della maggior parte delle scuole del Sud impongono a tutti di agire responsabilmente per informare e preparare le popolazioni esposte sul che fare prima durante e dopo per fronteggiare la naturale attività sismica del territorio connessa ai ben noti e inarrestabili processi geodinamici in atto. E di agire concretamente e con urgenza per mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici in particolare le scuole e gli ospedali già accertati vulnerabili e non idonei a resistere a forti terremoti come quelli che si sono già verificati nel passato nelle regioni del Sud.

Al Presidente Conte e al suo Governo con il più alto numero di ministri meridionali s’impone la necessità di decidere tempi e modalità per l’adeguamento di tutti gli edifici scolastici certificati vulnerabili dopo le approfondite verifiche tecniche documentate già nel 2005 con le “Analisi di Vulnerabilità e Rischio Sismico” effettuate nelle scuole dei 1.510 comuni delle regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia (provincia di Foggia) e Sicilia orientale (province di Catania, Ragusa, Siracusa e 67 comuni della fascia orientale della provincia di Messina)”.

È da ricordare che l'inidoneità sismica dei vari edifici scolastici delle Regioni sopra indicate, è documentata e certificata ad incominciare dal 1999 nella "Graduatoria della Vulnerabilità" del noto e dettagliato "Rapporto Barberi" e nelle successive analisi e approfondimenti pubblicati nel 2005 in due volumi: "Inventario e vulnerabilità degli edifici pubblici e strategici dell'Italia centro-meridionale" e "Analisi di vulnerabilità e rischio sismico" dell'Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia e Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti.  

Da questi documenti, tra l’altro, si rileva che il 70,6% degli edifici scolastici dello stesso Sud è stato classificato a vulnerabilità alta e medio-alta; in particolare 3.576 scuole sono state incluse nella classe ad alta vulnerabilità mentre 5.632 in quella a medio-alta vulnerabilità. In particolare, per la Calabria, regione a più elevata pericolosità sismica del Bel Paese emerge che il 74% degli edifici scolastici è stato classificato a vulnerabilità alta e medio-alta con ben 1.221 scuole incluse nella classe ad alta vulnerabilità mentre 1.736 in quella a medio-alta vulnerabilità.

Riguardo la non idoneità sismica degli altri edifici pubblici censiti, come ad esempio, gli ospedali è emerso che il 95% degli ospedali calabresi è stato considerato a vulnerabilità alta e medio alta, con 142 ospedali inclusi nelle classe ad alta vulnerabilità e 139 ospedali a medio alta vulnerabilità.

Dal contenuto degli stessi documenti emergono inefficienze e responsabilità dei precedenti Governi nazionali e dell’intera classe dirigente calabrese; inefficienze e responsabilità confermate dai numeri delle scuole non antisismiche censite successivamente nella Regione Calabria: 879 nella Provincia di Cosenza; 514 nella Provincia di Reggio Calabria; 466 nella Provincia di Catanzaro; 263 nella Provincia di Vibo Valentia e 219 nella Provincia di Crotone.  

Questi dati e i previsti effetti di eventuali forti terremoti nella regione a più elevata pericolosità sismica del Bel Paese impongono al Governo, prima di tenere le “scuole aperte tutto il giorno”, di rendere le stesse scuole sicure e idonee ai vigenti standard sismici per prevenire i disastri delineati nei vari scenari di rischio del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In pratica oltre all’emergenza sanitaria, per la prevenzione sismica e un’Italia più sicura “c’è un’altra urgenza, quella dei terremoti che verranno, che continua a non comparire nelle agende della politica e dei Governi”.  

Evidentemente non basta l’annuncio di apertura di una nuova sezione dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) in Calabria; sezione comunque utile e da attrezzare per lo studio della specificità geotettonica del contesto geologico-strutturale dell’Arco Calabro-peloritano. Un contesto di notevole interesse scientifico e caratterizzato, tra l’altro, dal fatto che la metà degli otto terremoti e maremoti più disastrosi e di massima intensità elencati nei più aggiornati Cataloghi italiani sono localizzati nel territorio calabrese. E che il terremoto con la magnitudo più elevata registrata strumentalmente in Italia (Ml =7.9, secondo  Dumbar et al., 1992; Ms=7.47, secondo Margottini et al., 1993) è quello del 1905 con epicentro nel Golfo d Sant’Eufemia, oscurato dagli effetti disastrosi del successivo terremoto del 1908.

Specificità che unitamente alle condizioni di degrado del patrimonio edilizio esistente, al diffuso e grave dissesto idrogeologico e alla mancanza di preparazione delle popolazioni esposte contribuiscono a rendere elevati i rischi naturali di origine geologica nella Regione.

La rilevanza dei processi geodinamici e della pericolosità sismica emerge dall’entità e localizzazione dei molteplici movimenti rilevati. Movimenti sia di sollevamento, dell’ordine di un metro ogni mille anni, sia di spostamenti orizzontali di un metro ogni cento anni, nello zona dello Stretto di Messina. Si stima che l’Aspromonte negli ultimi 700 mila anni si è sollevato di circa 1.500 metri; la Catena Costiera di oltre 600 metri; la Catena del Pollino di oltre 500 metri e la Sila di circa 500 metri. Questi dati si riferiscono ad un intervallo di tempo, geologicamente, molto breve e successivo ad altri periodi ed ere caratterizzate da movimenti ancora più rilevanti.

L’entità dei movimenti in atto attualmente in corrispondenza delle aree che ospitano le scuole si può rilevare con la mappatura satellitare degli edifici scolastici da parte dell’Agenzia Spaziale italiana e del CNR attraverso il sistema Cosmo-Skimed, che permette di misurare spostamenti al decimo di millimetro delle stesse scuole. Dati utili anche per individuare gli edifici a maggior rischio e le priorità su dove e come intervenire senza dover sottostare alle decisioni delle Regioni più forti e meglio tutelate politicamente che pretendono ripartizioni delle risorse pubbliche per la messa in sicurezza basate sul numero delle scuole e degli alunni invece che sul grado di vulnerabilità e rischio degli alunni e del personale presente nelle stesse scuole.

E’ vero che non è possibile prevedere dove e quando avverrà il prossimo terremoto ma è da irresponsabili pensare che non ci saranno più scosse come le tante che nei secoli scorsi hanno già colpito tutti i comuni dell’Italia centro-meridionale.

D’altra parte, nelle stesse scuole non mancano i libri con dati e testimonianze che documentano le distruzioni e i morti provocate in tantissimi comuni meridionali da terremoti come ad esempio quelli del 1638, del 1783, del 1805, del 1833, 1857, del1905 del 1908, del 1930 e del 1980. Come non mancano le disponibilità informatiche per accedere ai dati dei più recenti studi e pubblicazioni scientifiche sull’assetto geodinamico e sui vari processi di evoluzione geologica e tettonica in atto in particolare nel territorio e nei mari della Calabria.

La storia e specificità dell’attività sismica con le varie scosse e sequenze in atto nella stessa Regione, il diffuso e grave degrado idrogeologico del territorio, l’accertata vulnerabilità degli edifici scolastici e  l’indicazione di “scuole aperte tutto il giorno” del Piano per il Sud richiedono al Governo e all’insieme delle classi dirigenti nazionali e regionali di mettere in agenda risorse e strumenti per l’adeguamento sismico delle scuole accertate vulnerabili e per la messa in sicurezza dei bambini, ragazzi e tutto il personale scolastico esposti al rischio terremoto.  Fino a quando non si provvederà a questa messa in sicurezza si continuerà a non dormire sonni tranquilli e sarà da irresponsabili pretendere “scuole aperte tutto il giorno”.

*Geologo del Consiglio Nazionale di Amici della Terra