L’INTERVENTO. La Calabria ci presenta il conto

L’INTERVENTO. La Calabria ci presenta il conto

disastro

Ecco il conto. La nostra Calabria ci presenta il conto.
Il conto per cinquant’anni di degrado, incuria, speculazione, immobilismo.
Il conto per l’irresponsabile condotta di chi ha responsabilità e le usa solo per atteggiarsi a politico rinascimentale
Il conto per la protervia e le idee bislacche di una intera classe politica che brinda allegramente col potere, sia esso legale o no.
Ecco presentato il conto, rovente, per una subcultura senza morale, per uno stile di vita adagiato sulla clientela, ecco il conto per i posti di comando occupati da sgherri inutili e vuoti, ecco il conto per le dinastie di politici, sindacalisti, dirigenti e manager che occupano le poltrone come si trattasse di un diritto divino.Ecco presentato il conto per una destra reazionaria e una sinistra elitaria, per un teatrino di burattini guidati da folli che odiano dio e odiano gli uomini.
Ecco il conto per una classe borghese che di borghese non ha nulla, non fa impresa perché sopravvive sulle spalle dei poveri calabresi, non investe, non si confronta, ma si premia, si loda e si sbroda vittima di un narcisismo patologico senza freni.
Ecco il conto per la mafia e l’antimafia, per chi pensa che quegli ottusi criminali siano la causa e non l’effetto, per chi non comprende come l’abitudine all’orrore produca a sua volta altro orrore, in un circolo vizioso e senza fine.

Lingue di fuoco alte sei metri, uomini carbonizzati e il fumo denso che si frappone tra noi e il cielo, questo è il conto.

Perché, maledizione, perché non possiamo essere un paese normale?
Perché dobbiamo pagare questa afflizione, questo tormento, questo oscuro presagio di morte?
Solo a guardare il cielo i calabresi, tutti i calabresi, dovrebbero piangere. Invece tanti ridono. Belve.
Brucia tutto. Prepariamoci a pagare. Ancora, e ancora, e ancora.