
La sconcertante circolare del Ministero dell’Istruzione sul Giorno del Ricordo ha suscitato proteste per l’equiparazione inaccettabile tra le rappresaglie jugoslave e la messa in pratica del programma di sterminio degli ebrei europei disegnato il 20 gennaio del 1942 a Wansee.
Si è registrata con soddisfazione la presa di distanze del Ministro Bianchi che ha affermato che "ogni dramma ha la sua unicità, va ricordato nella sua specificità e non va confrontato con altri, con il rischio di generare altro dolore". Condividiamo la soddisfazione e apprezziamo che il Ministro abbia confermato telefonicamente alla presidente dell’UCEI e al presidente dell’Anpi l’impegno del Ministero per la Memoria della Shoah.
Non è nostra intenzione aggiungere nulla ai commenti indignati riguardo il contenuto della circolare, anche se dalle prime due righe è evidente che non concordiamo totalmente con il Ministro. La circolare non confronta ma equipara, termini non sinonimi. La ragione per respingere un’equiparazione è altra e più profonda che “il rischio di generare altro dolore”, e questa osservazione è più che una sottigliezza semantica.
È una finzione superficiale credere e voler far credere che con quella dichiarazione il caso sia chiuso, sottintendendo che parlarne, scandalizzarsene, insistere sull’incommensurabilità della Shoah e dei programmi nazisti con altri genocidi, dia un’eccessiva importanza ad un incidente che, in fondo, può capitare a chiunque, non dissimile da una frase sfortunata, o mal interpretata o decontestualizzata, ma che, come il Ministro ha assicurato, è alieno alla cultura del Ministero dell’Istruzione.
Alcune stranezze rendono dubbia una tale derubricazione dell’accaduto, e non possono non preoccupare, dato il ruolo del Ministero per la formazione di cittadini che ripudino il razzismo. Recenti episodi mostrano che nel nostro Paese il problema esiste e non va sottovalutato, neanche quando si manifesta in modo apparentemente marginale e indiretto.
Due differenze emergono in modo inoppugnabile dal confronto tra la circolare per il Giorno del Ricordo e quella per il Giorno della Memoria. Non se ne è parlato perché certo esse non mettono in discussione valori costituzionali. Eppure sono indizio della necessità di una riflessione.
Entrambe emanano dal Ministero dell’Istruzione, ma quanta differenza! La circolare per il Giorno della Memoria è firmata dal Capo Dipartimento del Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, quella per il Giorno del Ricordo dal Capo Dipartimento del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione.
Piccolo dettaglio? Certo! Strano però che due circolari, il cui tema dal punto di vista burocratico è formalmente identico, siano di competenza di due dipartimenti diversi. Nel richiamare l’attenzione su questa differenza, il cui motivo mi sfugge, non ne propongo un’interpretazione politica, che pure forse avrei, però è innegabile che i valori che le due Leggi istitutive affermano e difendono, pur nella differenza del loro oggetto, sono intrinsecamente connessi alla formazione dei nostri ragazzi. E che ben altra cosa sono le risorse umane, finanziarie e strumenta del Ministero.
Anche supponendo che si tratti, in fin dei conti, di una formalità, e non mi pare, non è formale, ma sostanziale l’altra differenza che dovrebbe preoccupare maggiormente. Essa è la differenza di stile tra le due circolari, sobria e fattuale, come ci si aspetta per la doverosa neutralità di un funzionario pubblico, la prima, un lungo saggio, di contenuto e carattere ideologico, che inizia con un esergo Shakespeariano, si appoggia su citazioni di Papa Francesco e Bauman, espone e propaganda il punto di vista filosofico olistico del funzionario, la seconda. E si conclude con un ringraziamento, quanto meno inconsueto in un documento di tale natura e comunque irrituale da parte di un Ministero.
Questa analisi può parere puntigliosa, ma è una doverosa riflessione che, per porre in evidenza elementi apparentemente marginali rispetto al tema di fondo, aggiunge forse poco alle ampie critiche sulla stampa e dalla maggior parte delle forze politiche. Tuttavia, accanto alle macroscopiche ragioni di dissenso dal confronto fatto, consideriamo utile necessità che non si trascurino aspetti meno evidenti, ma non per questo meno preoccupanti.
È illusione sperare che il Ministro condivida questa preoccupazione?