di LETIZIA CUZZOLA – “Le periferie metafore di un modello di città e di un sud frontiera di solitudine e di attesa. Incontro con Fabio Mollo, regista de ‘Il Sud è niente’” si è tenuto presso la sala conferenze di Palazzo Foti. Un luogo istituzionale per parlare di luoghi troppo spesso dimenticati dalla politica quotidiana.
Ad aprire l’incontro, organizzato dall’Associazione culturale SNAP, il presidente Aldo Libri che esordisce definendo immediatamente le periferie come luogo di emarginazione. Emarginazione che diventa una ferita lancinante in una città come Reggio, capace di produrre talenti che spesso restano confinati nei limiti territoriali. L’associazione si è distinta fin da subito per il suo intento di portare alla luce questi talenti, figli di una periferia che diventa metafora della vita, del sud, dell’abbandono e, paradossalmente, della creatività.
Per lo scrittore Antonio Calabrò, uno dei relatori, la periferia è un luogo dell’Anima a cui ha attinto il genio di molti artisti nati e cresciuti ai margini del cosiddetto centro propulsore di una cultura ormai snaturata. La periferia, da sempre, è la parte più povera e in attesa della ricchezza, dell’illusione di una vita sotto i riflettori dell’attenzioni delle classi dirigenti che tendono ad occuparsi, quasi esclusivamente, del centro. Centro che diventa marginale: dagli Anni Settanta ad oggi le periferie hanno subito uno smarrimento d’identità un degrado che si riflette sulla realtà quotidiana. È necessario comprendere che se c’è una soluzione al degradi, questa deve necessariamente dalla Politica, dalla consapevolezza del reale, attraverso la Cultura.
La parola passa a Peppe Piromalli, attore del Blu Sky Cabaret che, da ormai quaranta anni, porta avanti, partendo e mantenendo la sua base in periferia, una filosofia che invita al sorriso. Il teatro come luogo di passione, creatività, voglia di essere. Innamorati dell’arte e della cultura, questa piccola realtà è divenuta punto di incontro non solo per la comunità rionale, ma per la città intera. Operare in periferia dà modo di capire chi si voglia essere, senza badare alle apparenze. Piromalli, che ha anche recitato nell’ultimo film del giovane regista reggino Fabio Mollo, ha chiaramente ribadito la necessità di sdoganare, fra l’altro, il dialetto come elemento identitario, troppo spesso depauperato del suo valore culturale.
Ma vero cuore dell’incontro è il succitato Fabio Mollo che ha trovato nel suo quartiere, Gebbione, il punto di partenza non solo fisico, ma propulsore per trovare nel cinema la valvola di sfogo alla sua creatività. Il Gebbione ha permesso il contatto con persone che creano da quei vicoli, da quei gesti un universo fantastico. Ed è proprio la voglia di portare altrove questa sorta di limbo periferico in cui si trova adesso la generazione di trentenni, che ha portato il regista a mettersi alla prova con un film che sta riscuotendo un ottimo successo di critica. Il quartiere è un linguaggio a sé, diventa una voce per questa generazione di mezzo. La periferia come mancanza però, al contempo, di opportunità, come resistenza e moto di ribellione a questo deserto.
La giornalista e scrittrice Katia Colica conclude, come spesso le accade di fare, aprendo le porte delle periferie esistenziali, che diventano ghetti fisici e mentali. Luoghi traditi perché snaturati della loro forza originaria nel momento in cui vengono modificati urbanisticamente da logiche di potere. Ci lascia però una speranza, quella che molti riescano ad avvicinarsi a questi margini per riscoprirne la capacità quotidiana di reinventarsi.
Una bella serata di incontro e scambio di culture ed esperienze diverse, unite sotto il segno dell’amore per la nostra città.
La prima del FILM di FABIO MOLLO è prevista questa sera alle 8,30 al cinema Lumiere.