Quella frase di Giustino Fortunato che dobbiamo ancora svuotare di senso

Quella frase di Giustino Fortunato che dobbiamo ancora svuotare di senso
trebisacce

di MARIA FRANCO - Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo, dice il Cantico dei Cantici. Ma se l’alveo di un fiume è stato sventrato, le acque rompono facilmente gli argini travolgendo grandi e bambini innocenti.

Se costruiamo male, in luoghi inappropriati e con materiale scadente. Se respiriamo aria satura di gas che ci ammalano e modificano pesantemente il clima.

Se mangiamo cibi che chissà se e quanto hanno di "naturale". Se non ci prendiamo cura del pezzo di terra che ci ospita e del pianeta nel suo insieme, per insipienza, per disinteresse o per troppi interessi, diventiamo alleati e complici della Morte, che già di suo è ben forte e non avrebbe bisogno di ulteriori aiuti.

Una terra come la Calabria – storicamente esperta in terremoti, alluvioni, addirittura maremoti – più di altre dovrebbe sapere che la sua bellezza, la sua sicurezza, le sue possibilità di esistere e di crescere impongono la difesa, la protezione, direi l’accudimento di montagne e mare, di fiumare e campagne.

C’è una frase di un’insigne meridionalista dell’Ottocento, Giustino Fortunato – “la Calabria… sfasciume pendulo sul mare” – che dovrebbe essere considerata il primo, pesante, salutare schiaffo da levarsi dalla faccia svuotandola di senso.

Dice Antonio Calabrò che non siamo avvezzi al volersi bene, noi calabresi. Che non ce ne vogliono gli altri, forse, ma, cosa ben più grave, che non ce ne vogliamo noi.

Quale dovrebbe essere l’interesse primario di ciascuno se non difendere, proteggere, accudire la propria stessa esistenza e quella di chi più gli è caro? E, poi, naturalmente, farla crescere al meglio, la vita, con una buona scuola, una buona sanità, un buon lavoro ecc. ecc.?

E non sarebbe compito prioritario della Politica occuparsi proprio di questo, promuovere con intelligenza, difendere con severità, far sviluppare con adeguate innovazioni le condizioni di vita della propria comunità?

Ci vorrebbe un di più di Etica e un di più di Politica.

Un di più di etica, perché né  rinnovamento, né rivoluzione, né cambiare verso, né radicale riformismo possono darci un futuro, se non c’è conversione.

Lo so, non è termine politically correct, sa troppo di cattolicesimo.

Ma non ne vedo di ugualmente significativi.

Perché i mali del paese nel suo insieme, della Calabria nel suo piccolo – dalla corruzione diffusa, all’indifferenza nei confronti della cosa pubblica, dalla pesante divaricazione tra i privilegi di pochi e il difficile barcamenarsi di tanti, dalla dilapidazione dell’enorme patrimonio artistico al crescente involgarimento del linguaggio – sono tali che, senza una revisione profonda della mentalità e dei comportamenti di ciascuno, non solo delle classi dirigenti più alte, ma anche di quelle intermedie e basse e bassissime, nonché di chi fa sforzo a dirigere pure se stesso, non se ne esce.

Ma la moralità dei singoli, oltre ad aver bisogno spesso di input e controlli della legge, non inciderà sull’insieme della società se non con una politica,  che (ri)conquisti la maiuscola e sia capace di affrontare il locale guardando all'Europa e al mondo.

 

La foto è tratta dalla pagina fb di CALABRIA... i mille volti di una Regione meravigliosa