REGGIO. La magia dei fili di Milena Praticò

REGGIO. La magia dei fili di Milena Praticò

fili      di IDA NUCERA - I nodi che costruiamo con mani prepotenti e cuore cieco, possono a volte, come in una bella favola natalizia, trovare mani di donna che provano a scioglierli, per ritessere i luoghi del ricordo come da tempo aspettavamo che accadesse. I danni per la perdita della memoria culturale e artistica popolare, possono essere attutiti, quando si trasformano nella leggerezza di un sogno, quello di una terra non più devastata, ma giardino di bellezze e cultura. Il  filo rosso, quello della creatività, da seguire per ritrovare dai nostri paesi semiabbandonati,  storie antiche e altrimenti sepolte. Per ricucire, con sapienza e fiducia, lo strappo della memoria e la perdita di identità,  legame imprescindibile che tesse la vicenda di un popolo.

Per questa e molte altre ragioni, “Snodi dal  Sud”, presso lo Showroom Laruffa in Via del Torrione 75, dal 13 al 20 dicembre,  non è solo una mostra, ma molto altro. Milena Praticò, nell’ambito delle iniziative di promozione artistica di GASTRETTO, di cui è presidente, ha ideato e curato l’allestimento di Snodi  insieme all’architetto Gianni Brandolino. Ha collaborato anche il prof Domenico Mediati con gli allievi del Laboratorio di Disegno di Base dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

L’iniziativa, il cui obiettivo è di dare visibilità alle realtà virtuose ed eccellenti del territorio, ha inteso porre l’attenzione verso gli innovatori, come il Lanificio Leo, realtà-esempio capace di esperienze sociali ed economiche diverse, secondo principi che non impoveriscano ma arricchiscono le risorse del territorio.

 Milena Praticò ha continuato a credere nel progetto, ci spiegato, anche se altre strade si sono chiuse, in particolare l’interessante possibilità del recupero della lana, che avrebbe potuto creare una rete di professionalità e lavoro. Il coraggio di giocarsi in prima persona hanno consentito comunque la realizzazione di qualcosa di molto speciale per cui si era creduto e lavorato. Una ricerca sul territorio jonico, soprattutto Africo, Roghudi e Ferruzzano alla ricerca di stoffe, coperte e tappeti  che stupiscono per il designer di straordinaria modernità, pur essendo alcuni pezzi, anche  di fine 800. Si tratta di oggetti conservati e custoditi gelosamente, rifiutati a musei dell’artigianato e tradizioni locali, ma affidati con fiducia nelle mani giuste, di chi sa esprimere gratitudine, ed anche una certa commozione, rievocando l’importante consegna.  Un ponte si è creato tra chi, per un momento, si è privato di un oggetto importante e chi è riuscito a far comprendere che era altrettanto importante valorizzazione quella memoria e costruire prospettive nuove.

Non sappiamo se ci sarà chi si innamorerà del progetto nella sua interezza, consentendogli di mettere pienamente le ali alla parte non decollata. Ma è comunque importante, nel contesto in cui viviamo, scoprire questi importanti segni di fiducia e di sviluppo della cultura, delle storie della tradizione e degli aspetti della creazione artistica.

La magica atmosfera della mostra, tra palloncini attaccati a fili di lana colorati, come sogni che si muovono in alto, ma ben ancorati alla terra che li ha generati, gli utensili antichi per filare, le valigie di cartone scovate chissà dove a testimoniare il nostro vissuto di migranti, le note della musica che accompagna il video sullo sfondo, ci lascia intravvedere un’ultima fiaba. Mani e volti rugosi  che aprono bauli, non trattengono il dono custodito, ma lo condividono, divenendo fertili, capaci di generare vita. Vita che nasce dall’intreccio di un ordito e di una trama, poste alla nostra attenzione. Per entrare nella Storia di un una terra che non smette di chiedere a ciascuno risposte concrete di responsabilità e speranza.