
di DANIELA MAZZEO
“Reggio è un Blues” approda a Scilla e con lui l’autore Antonio Calabrò. Ad organizzare l’associazione “Futuro Donna”, sul palco Salvo Bellantoni, della Casa Editrice Disoblio Edizioni e il direttore del giornale on-line Zoom Sud. Gremita la platea di pubblico locale e di numerosi che hanno scelto di seguirlo da Reggio.
La dottoressa Cotroneo di Futura Donna si è detta lieta di aver accolto il suo libro perché in perfetta sinergia con le tematiche affrontate dall’associazione e con gli spunti di riflessione che da esso ne derivano.
Il suo Editore ha raccontato di aver creduto in questo libro, definendolo coraggioso proprio in un tempo in cui è più facile dar fiducia ad un romanzo a lieto fine o superficiale, piuttosto che a racconti approfonditi e spesso amari .
E infine il Direttore di Zoom Sud ha completato la presentazione di “Reggio è un Blues” parlando dell’autore, che conosce bene proprio perché il libro è composto da 30 fatti di quotidianità Reggina raccontati nella forma di articoli e pubblicati nel giornale on-line. L’autore racconta i fatti senza la clausola dell’ovvietà, ma con l’intuito dell’andare oltre che lo contraddistingue. Fatti, personaggi e scene sono descritti con un linguaggio semplice , ma altrettanto dettagliato, spesso con una tagliente ironia.
Antonio Calabrò è ribelle alla sua città, ma allo stesso tempo la ama molto. Non si rassegna alle note stonate, è sempre in cerca dei continui perché, di spiegazioni e tentativi di riscatto. Oltre le righe si denota la sua morale, che sfugge da quel falso moralismo che tutt’oggi contraddistingue molte parole messe nero su bianco. Infatti la sua continua ricerca di motivi e la sua visione lungimirante di una Reggio che deve aspirare ad essere virtuosa, è il suo grido di battaglia, è il suo messaggio di protesta.
E quando prende la parola per raccontarci il suo libro, parla di Reggio e lo fa con l’orgoglio di chi ama le sue radici , e ascolta la sua musica un po’ triste e un po’ allegra e si ritrova sempre innamorato del Blues, come metafora di una desiderata consapevolezza. Racconta gli ultimi, gli oppressi, storie dimenticate; parla dei giovani, di tutti coloro che non hanno trovato il loro spazio. Li invita a restare, ma lui stesso sa che rimanere comporta battaglia e che le battaglie non sempre si vincono. La sua combattività verbale trapela da quel suo modo di raccontare i fatti, da quel soffermarsi sull’amarezza del fatto stesso, ma con la fondata idea di un cambiamento possibile e necessario.
Reggio è un Blues perché alla tristezza dei fatti che accadono, c’è comunque sempre il risuonare delle radici, quel sentimento buono ancorato nel passato, al presente e al futuro. E perché è necessario impegnarsi per cambiare, ha concluso.
A quel punto sono entrati in scena i musicisti Domenico Canale (armonica a bocca), Rodolfo Megale (chitarra) e Antonio Moscato (basso) che, con il classico “Mannish Boy” di sottofondo hanno accompagnato l’autore nella recita di un vero e proprio Blues dedicato alla nostra terra. Tra battute scherzose, affermazioni di forte condanna per un certo modo di essere, sferzate ironiche, esaltazione delle bellezze, le parole e la musica hanno trascinato il pubblico coinvolgendolo. E alla fine di questo incontro, tanto entusiasmo tra i presenti e quindi scroscio di applausi!