
di FRANCESCA RAPPOCCIO -
Il terzo appuntamento della rassegna teatrale di “Scena Nuda” presso il teatro Zanotti Bianco ha visto protagonista un coinvolgente Saverio La Ruina, attore e drammaturgo cosentino, unico protagonista dello spettacolo “Dissonorata”.
Nei primi decenni del Novecento ai confini calabro - lucani vive Pascalina, una donna calabrese privata di ogni diritto e violata nella sua libertà, il cui destino è già stato scritto alla nascita: o sposa o donnaccia.
Abituata a tenere lo sguardo basso, fisso a terra a contare le pietre, è giovane e ignara donna disonorata da un uomo che le sottrarrà la verginità, valore indiscutibile all’epoca e con essa anche il sogno di divenire moglie e madre.
Nel racconto ricorda quei giorni dolorosi, la gravidanza nascosta alla famiglia fino al gesto crudele del fratello che tenta di bruciarla viva. Sembra che l’odore di carne bruciata attraversi gli animi degli spettatori che, concentrati e con il fiato sospeso, seguono il flusso di parole, e in quel momento la lingua dialettale diviene un’ inconsolabile nenia.
Non c’è riscatto per Pascalina, che sarà additata a vita dalla sua comunità, compromessa nell’onore e nel futuro.
Lo stesso La Ruina ha confessato che inizialmente avrebbe voluto scrivere della condizione della donna nel mondo mediorientale ma, riflettendoci, ha rilevato alcuni drammatici parallelismi nella figura femminile del sud, vessata da soprusi psicologici e fisici.
La rappresentazione scenica è essenziale: una sedia, una luce a marcare il volto dell’attore che restituisce tutta la fatica emotiva al pubblico in un rigoroso silenzio, e della musica a cadenzare il ritmo narrativo.
Saverio La Ruina è straordinario nella capacità di misurare la sua presenza scenica, mai esageratamente esaltata, soprattutto quando la donna, nel raggiungimento finale della tensione rappresentativa, si accascia su se stessa, ormai abbandonata e vinta.