Presepi, pregiudizi anticalabresi e nuove speranze

Presepi, pregiudizi anticalabresi e nuove speranze

pellaropresepe

di MARIA FRANCO -

Questione di giorni, immagino, ma – oltre i fatti in divenire, quelli della cronaca, bianca e nera e quelli della politica, dell’economia, delle problematiche sociali – il dibattito reggino sarà assorbito dalle elezioni comunali prossime venture (certamente), dalla “valorizzazione” del Museo (quando aprirà tutto) perché di cultura “si può mangiare” (e non solo un tozzo di pane)

e (molto meno certamente, ma ci spero) dalle elezioni europee: che ci riguardano tanto, tanto da vicino, anche se Bruxelles sembra molto lontana.

Leggo, ancora in questi giorni, dei “pregiudizi anticalabresi”, argomento che, in verità, non mi interessa più che tanto. Ci sono, in giro, pregiudizi su tutti e gli unici che davvero contano sono quelli che ognuno (persona, gruppo sociale, collettività) ha su se stesso.

Come scriveva Kavafis, “In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,/ne' nell'irato Nettuno incapperai/se non li porti dentro/se l'anima non te li mette contro”.

I calabresi – come tutti gli altri – hanno, singolarmente presi possibili grandi virtù e possibili grandi difetti e, nell’insieme, chi più, chi meno, chi impercettibilmente chi tantissimo, risentono della storia comune (terremoti e occupazioni, fame e soprusi, estasi naturalistiche e solitudini, senso della famiglia e lavoro ecc.ecc).

E, come tutti, forse addirittura più degli altri, proprio per le difficoltà che hanno vissuto nella loro lunga storia, possono essere in grado di essere “col sentimento/ al punto in cui il mondo si rinnova” (PPP). E, magari, non solo col sentimento.

Mi è capitato di vedere proprio il primo dell’anno il più bel presepe delle recenti festività. Le foto che ho scattato non rendono l’incanto di quel pezzo di barca, stravecchio, che contiene la Natività e, intorno, la spiaggia, la sabbia del reggino (che a me pare, così, non esserci proprio da nessuna parte), e, nel mare, pronto dall’approdo, un barcone di profughi.

lampedusagatto

Una scena che, qualche giorno dopo, ho visto, diversa e in qualche modo uguale, in una foto proveniente da Lampedusa: il barcone, i profughi, i bambini e un gatto. Già, perché un bambino costretto ad andarsene dal suo mondo, non ha voluto provare a salvarsi senza quel piccolo, meraviglioso animale-amico.

Nonostante l’infinita vecchiaia del nostro mondo, c’è speranza anche per noi se, nella parrocchia di Pellaro (Rc), qualcuno ha pensato ad un presepe-accoglienza dei profughi e se, in quella vicina della Regina della Pace di San Leo (dove c’è un coro di notevole livello) al presepe (tradizionale) ha affiancato “l’albero della solidarietà” .