
di MARIA FRANCO -
Non mi trucco. Non l’ho fatto mai.
Forse, talvolta, un filo di rossetto e, quando ero giovane, nel passato millennio, un’idea di ombretto.
Non lo rivendico come un gesto di virtù, né me ne vergogno come fosse una stranezza offensiva del comune senso (di non si sa che). Semplicemente, mi sta bene così.
Di pelle, sono bianca.
Decisamente bianca. Pallida, direi.
Tendenzialmente escluderei che, nella vecchiaia estrema, possa cambiare idea e passare qualche oretta al giorno a restaurami, meglio a farmi restaurare il volto da un truccatore/una truccatrice professionista.
Ma Michelle Obama – splendida signora di mezza età, cinquanta anni domani, sfavillante, ben vestita e ben truccata, portata ad esempio di un nuovo femminismo – ha appena dichiarato che “mai dire mai” e, chissà, in futuro, potrebbe anche rivolgersi alla chirurgia estetica.
Voglio sperare che l’on. Santelli (che io non ho sentito nel suo intervento ad Agorà) sia stata mal interpretata e, ancora di più, voglio sperare che dell’onorevole Kyenge si parli della sua attività di ministro (approvandola o meno, nel merito) e non del suo (bellissimo) colore.
E mi piacerebbe anche – e tanto – che il trucco, e il taglio dei capelli, e la moda – cessassero di essere loro stessi, nella continua valutazione che se ne dà, una forma di razzismo strisciante: che stritola, spesso, gli adolescenti, ma rischia di far male a tutte le età.