
di ANTONIO CALABRO'-
Qualche millennio fa gli ateniesi inventarono un sistema di governo che rivoluzionò la convivenza umana e a cui, da secoli, gli uomini illuminati ed empatici si ispirano nel tentativo di rendere questa breve avventura che chiamiamo vita meno faticosa e dolorosa. Quel sistema si chiamava Democrazia e prevedeva una partecipazione attiva e una presenza costante di tutti nelle scelte della comunità. Leviamogli la tara della schiavitù, della sottomissione femminile, delle tensioni e degli intrighi, e otteniamo la meravigliosa utopia dell’uguaglianza sociale realizzata in pieno. Mai più, nella storia dell’umanità, sia per le diverse condizioni economiche, sia per tutta una serie di fattori, si sarebbe realizzata una situazione simile.
La Democrazia Ateniese prevedeva una serie di pesi e contrappesi legislativi, tutti volti ad evitare il predominio di un uomo su un altro. La competizione, la discordia, quella “Eris” di cui esistono due versioni, buona quando favorisce la crescita, cattiva quando alimenta le divisioni, era finalmente imbrigliata.
La città-stato e la comunità, pur nel rispetto della libertà individuale, erano al primo posto. Tutti i cittadini erano pronti a dare la vita per difenderle, e il primo risultato fu la battaglia di Maratona nella quale novemila opliti ateniesi sconfissero il gigantesco esercito dell’impero Persiano. Ma l’effetto di questa consapevolezza individuale, di questo riscatto dalla schiavitù, si ebbe nei decenni successivi: in poco tempo ad Atene vissero Pericle, Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Tucidide, Socrate, Platone, Aristotele, Isocrate, Demostene, Fidia e tantissimi altri grandi uomini.
L’effetto di quel breve periodo non ha termine. Prosegue oggi, nelle Costituzioni degli stati, nelle commedie di Frank Capra e nelle burle di Totò, nel rock’roll e nelle opere di Renzo Piano, è presente in Kant, in Hegel, in Marx (c’è chi sostiene che tutta la filosofia non sia altro che una continua revisione a Platone e Aristotele), nelle poesie di Neruda, nell’uomo sulla Luna. La comunità Ateniese dell’epoca levò definitivamente all’uomo il retaggio animale e lo trasformò in ciò che è.
Atene venne sconfitta dagli Spartani, certo. I mentecatti guerrieri, che fondavano il loro potere sulla sopraffazione, sulla violenza e sulla guerra, riuscirono a porre fine a quell’età dell’oro. Ma cosa resta di Sparta oggi ? Pochi sassi ed il nome. Mentre Atene continua a pulsare nelle menti, a brillare nei destini di tutti, ad essere luce e riferimento per chi ama l’umanità e confida nel miglioramento.
La Democrazia Ateniese, come ci ricorda in un suo video il professore Castrizio, aveva inoltre una formula speciale per controllare gli ambiziosi e i convinti : L’Ostracismo. Non appena un cittadino rivelava la sua voglia di essere superiore agli altri, la comunità votava il suo esilio per dieci anni, senza levargli i diritti civili e i beni, ma solo per concedergli il tempo di smaltire la “Eris” cattiva.
Gioacchino Belli, in una sua famosa poesia resa celebre da un film con Alberto Sordi, ha tratteggiato bene i pensieri del potente di turno. Io sono io, e voi non siete un … - recitava, dandoci bene l’idea di cosa passa nella mente di un potenziale tiranno.
Ecco, per gente così, per tutti quelli che recitano le paroline cupe “Lei non sa chi sono io!” un buon periodo di esilio lontano dalla comunità sarebbe un toccasana. Smaltire la Discordia, riappropriarsi dell’appartenenza, e poi tornare migliore di prima.
Oggi l’Italia perderebbe qualche milione di abitanti, certo. La convinzione di essere migliore, di essere superiore agli altri magari in virtù di una carica politica, di un ruolo di responsabilità, di un lavoro particolare, è così ampia e diffusa che la nostra democrazia appare sempre più simile ad una Oligarchia mascherata. Come sosteneva Totò, ci sono gli uomini, e ci sono i caporali. E i caporali sono il tarlo della convivenza civile, l’incarnazione della Discordia, i fautori degli abissi mentali. Ricordiamocelo.