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“La speranza di Reggio non si può commissariare”. Con questo titolo, sul suo odierno Memorandum domenicale, Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 ore, riporta e commenta una lettera di Mario Musolino, animatore del Rhegium Julii
Scrive Musolino: «Caro direttore, ti scrivo da Reggio Calabria, città in cui ultimamente sembra commissariata anche la speranza. Spesso si parla di giovani cervelli in fuga ma a preoccupare maggiormente dovrebbero essere quelli rimasti e, come direbbe Vito Teti, etnologo calabrese autore di Maledetto Sud, malati di melanconia, costellazione di emozioni e comportamenti luttuosi, di apatia, ozio, incompiutezze. Riferendosi ai miei concittadini, Nicola Giunta, poeta vernacolare reggino, s'indignava: "Chistu è 'u paisi i "scindi e falla tu"! Ecco, se attendiamo che gli altri "scendano" a risolvere i problemi (soprattutto quando sono gli stessi che li hanno creati) continueremo a lagnarci inutilmente. Un giorno chiesi, provocatoriamente, a un lucidissimo Antonio Ghirelli, che teneva una relazione sull'esperienza di governo della Prima Repubblica, se in Italia noi, gli amministrati, fossimo davvero (come pensiamo) migliori dei nostri amministratori; mi rispose che avevo capito molto, ma avrei dovuto provare ad amministrare io. Avevo 25 anni, ho fatto tanto, ma non ho ancora (come tanti) provato. Siamo ancora in tempo?»
Napoletano ripercorre il rapporto di amicizia che lo lega a Musolino animatore di un premio letterario “dimostrazione evidente che si può fare seriamente cultura anche in una terra così martoriata”.
«Ho già raccontato altre volte – dice Napoletano – che il primo incontro avvenne sulla pista dell'aeroporto di Reggio Calabria, dove arrivammo insieme, da Milano, io e l'indimenticato Peppo Pontiggia, poco meno di quindici anni fa, per ritirare il premio in due categorie differenti. Ricordo la scena di questo ragazzo longilineo e occhialuto che non smette mai di fare domande e spazia dall'economia ai classici della letteratura in un gioco di rimandi e battute mai banale con il saggio Peppe Casile che potrebbe essergli padre ma lo ascolta con la "devozione" e l'affetto che si riservano di solito a un fratello maggiore. Ricordo Mario che mi accompagna anni dopo al liceo scientifico Alessandro Volta, una bella scuola moderna, in un'aula gremita di giovani che vogliono parlare di economia e citano come se fosse la cosa più normale del mondo questo o quello che hanno letto sulla stampa internazionale. Ricordo lo sguardo incupito di Mario mentre mi indica una scritta su un muro di Reggio Calabria ("chisti simu"), mi parla di un duo comico reggino che spopola nella tv locale, ma soprattutto mi fa capire che dietro "chisti simu"; questi siamo sottinteso questi resteremo, c'è racchiuso tutto il fatalismo di un popolo che sembra volersi arrendere prima ancora di combattere?»
E, conclude: « Forza Mario, sono passati gli anni giusti, mettiti alla prova, la Calabria ha bisogno di persone come te che decidono di sporcarsi le mani e di non rinunciare a "combattere', persone con l'umiltà e la determinazione che solo la passione civile e la discontinuità da certi ambienti possono assicurare. L'esatto contrario del fatalismo (rassegnato) di "chisti simu" é quello di cui oggi più che mai hanno bisogno la Calabria e l'Italia. Sono certo che Mario e i tantissimi Mario di cui é popolata la terra più isolata del Paese non consentiranno a nessuno di continuare a "commissariare" la speranza».