di AURELIA ARITO -
Hanno percorso 40 anni di storia della musica arrivando persino sulla luna, come colonna sonora del viaggio dell’Apollo 11.
Il Teatro Siracusa, pieno e attento, ha accolto domenica sera in riva allo Stretto gli Oregon, storica band newyorkese, che ha saputo fondere ed esaltare classica, jazz, world music e improvvisazione creando un universo sonoro e melodico complesso e affascinante.
Il quartetto è composto da Ralph Towner (chitarra, piano, sinth), Paul McCandless (fiati), Glen Moore (contrabbasso) e Mark Walker (batteria e percussioni). Una piccola orchestra, così come la definisce Ralph Towner, di polistrumentisti di grande talento ed estro artistico. Dalla nascita degli Oregon, negli anni '70, lo scioglimento nel 1984 in seguito alla morte di Collin Walcott (membro storico della band) e la réunion con un nuovo percussionista nel 1987, i membri del gruppo hanno anche intrapreso carriere da soliti.
I critici hanno descritto la loro musica in diversi modi: jazz, classica con elementi indiani e africani, musica classica con un'energia jazz, un quartetto fusion jazz, fusion acustica, world music, surreale, etc. Di certo l'universo musicale degli Oregon è una raffinata ricerca di suoni che si esprime nella esaltazione della forma rispetto al contenuto e nella sofisticata combinazione di armonie e contrasti di eterogenea ispirazione, sintesi di strumentazione classica europea, tessitura jazz americana e influenze etniche dal mondo
Il concerto, unica data al sud Italia del loro “40 Years World Tour”, si inserisce nell'ambito dell’Horcynus Festival 2014 e, dopo le esibizioni di Roberto Gatto Special Quartet e Denise King Quartet, ha concluso la raffinata programmazione di musica world&jazz di Alessio Laganà, direttore artistico del Play Music.
