
È stato presentato nei giorni scorsi presso la sala conferenze del palazzo della Provincia di Reggio Calabria, il diario testimonianza del reggino Tito Rosato.
Tenuto prigioniero nel campo di concentramento di Linz in Austria dall’8 settembre 1943 al 25 luglio 1945, Tito ha messo nero su bianco i suoi ricordi, ed è nato così “Lager 22 Baracca 12”, edito da Città del Sole.
Dopo i saluti di Giuseppe Raffa, presidente Provincia Reggio Calabria e dell’editore Franco Arcidiaco, il giornalista Tonio Licordari, moderatore della serata, ha introdotto i relatori, prima però, ha elogiato l’opera in quanto importante fonte di testimonianza del passato. I presenti hanno ascoltato la lettura di alcuni brani del libro da parte dell’attrice Cinzia Messina.
Ad affermare l’importanza dell’opera è intervenuto il professore Domenico Minuto dell’Accademia dei Vagabondi, che è stato il primo a prendere in mano il diario manoscritto e lo ha accompagnato, di concerto con la casa editrice, nella sua evoluzione in volume; lo ha definito una potente testimonianza della crudeltà umana.
La professoressa Rosalba Pristeri si è soffermata sulle vicende storiche del periodo, spiegando come il dramma di un uomo coincida spesso con il dramma di un popolo, costretto a soccombere di fronte alla prepotenza di pochi. La Pristeri ha parlato di Tito Rosato come di «un giovane italiano che si ritrova fra quanti vivranno l’armistizio come una condanna alla deportazione, un abbandono ufficiale da parte di Badoglio e del Re, degli ideali che fino a quel momento stavano inseguendo e difendendo. Per questo motivo il volume rappresenta un’importante fonte storiografica».
E’ quindi intervenuto il preside Angelo Vecchio Ruggeri che si è soffermato sull’importanza del libro come strumento di pensiero e di conoscenza. Il libro di Tito Rosato ci fa pensare e capire che certi momenti di buio del passato non si devono e non si possono ripetere e per far sì che questo accada, è bee conoscere il nostro passato per evitare errori nel presente e nel futuro.
A concludere gli interventi il dottor Sergio Rosato, figlio di Tito che ha parlato del padre con forte emozione, descrivendolo come un uomo forte che nonostante le sue sofferenze è riuscito a trasmettere ai suoi figli, ai suoi nipoti ed ai suoi amici, generosità ed ottimismo; ha quindi ringraziato i suoi genitori e la generazione da essi rappresentata, che hanno sostenuto grandi sacrifici per consentire ai figli di portare a compimento studi prestigiosi.