
di ANTONIO CALABRÒ
- Tra la folla il dialetto calabrese echeggiava divertito. Un vero oceano di persone, e una presenza nutrita di calabresi, intenditori di musica e di vita. I Rolling Stones abbattono le differenze, distruggono le latitudini e avvicinano il mondo. Bergamaschi e triestini, romani (come fratelli) e pugliesi, milanesi e siciliani. La musica è un collante universale che rende migliori e più vicini.
80.000 persone tutte in un posto solo, per la musica che ha fatto la storia del Rock e che ha segnato come un colonna sonora irresistibile la seconda parte del Novecento. Una grande festa di stampo quasi dionisiaco, una gara d’amicizia volante e tenera, una fraternità fondata sul gusto del ritmo e dell’apertura mentale, delle sensazioni gioiose e del sole in faccia.
Stretti attorno alle canzoni dei Rolling Stones, di età compresa tra i settanta e i quattordici anni, le emozioni come turbolenze nel cielo dei pensieri, i ricordi per i vecchi e le speranze per i giovani, e sopra ogni cosa il sound scatenato della band. Scatenato in senso letterale, libero da catene e liberatorio da ogni inghippo culturale e sociale. Per questo i Rolling Stones incarnano una volontà diffusa e un sentimento senza tempo.
La volontà di essere liberi.
La libertà è non fermarsi; andare sempre alla ricerca. E apprezzare sempre la vita. Amare la vita, senza che nulla sia così importante dal distrarvi dal viverla. E amare la vita significa amare gli altri, come al Circo Massimo è stato, e come spesso è nelle grandi occasioni dei raduni rock.
Tre ore d’universale convivenza, di tolleranza, di rispetto e di calore. Scambiandoci la pelle i sorrisi e gli sguardi. E, come ormai è d’obbligo, tutti con gli arraffa video in mano per rapire il momento, per portarlo via e fissarlo in una memoria, renderlo eterno ed evitare che ne sfumi il ricordo.
Ma è inutile. Tempo perso. Certi ricordi non svaniscono. Certe sensazioni rendono l’idea della bellezza. S’imprimono nella mente e durano fino al suo spegnimento.
Tra qualche decennio, quando i più giovani vedranno le foto di quanto è accaduto, diranno orgogliosamente “Io c’ero!”, indicheranno un punto indistinto della foto, proprio nel centro della marea umana, e diranno “Ero qui”.
E ripenseranno ai Rolling Stones, e a come sono andate le loro vite dopo, e a quello che volevano e a quanto hanno ottenuto, e sapranno allora se hanno continuato a rotolare senza arrendersi, sopportando le botte e il dolore, perché tutto è solo Rock’Roll, ma ci piace.