
I dati Invalsi – a parte il netto miglioramento che si riscontra per le elementari (in seconda, gli alunni italiani, da Aosta a Palermo hanno la stessa preparazione) – conferma il divario tra la scuola a Nord e quella a Sud, ponendo la Calabria al terzultimo posto (peggio fanno solo Campania e Sicilia). A ciò si aggiunge che, a Sud (40 punti circa di differenza tra le regioni meno virtuose da quelle di Veneto, Friuli e Trentino, un abisso), sono molto forti le differenze tra scuola e scuola, e che, sempre nel Mezzogiorno, in particolare nelle tre regioni su menzionate, è vasto il fenomeno del cheating, ovvero un sostanziale inquinamento dei risultati grazie all’aiutino che i prof danno ai loro allievi per rispondere alle domande.
Dietro questi risultati ci sono un insieme di problematiche sociali che caricano la scuola del Sud di maggiori pesi e le rendono le giornate più difficili. E c’è tuttora da discutere se le prove Invalsi, così come sono concepite, siano effettivamente adatte a esaminare il sistema scolastico italiano: la qualità dell’offerta didattica data, regione per regione, città, dalle diverse scuole, la qualità dei formatori (gli insegnanti), le competenze effettivamente acquisite dagli allievi
Considerazioni che non eliminano però la durezza del dato: la maggiore difficoltà della scuola di base, nel Sud, è un altro forte handicap del suo sviluppo. Sociale, culturale ed economico.
M.F.