
di DANIELA MAZZEO
Almeno una volta al mese percorro da anni lo stesso tratto di strada. Ci sono un po’ di km di distanza da Reggio Calabria al mio paese. Prima di arrivare costeggio tanti piccoli centri apparentemente simili tra loro e accomunati tutti da un unico grande elemento: il mare. Li ho conosciuti nel mutare delle stagioni. Ho visto le distese infinite di sabbia deserte strapazzate dal clima invernale, popolarsi da chi non aspettava altro che godere del sole, del mare e del suo relax. Paesaggi tutti familiari anche se lo sguardo cattura sempre qualche dettaglio nuovo che diventa il particolare del quadro già visto.
Mentre la mia mente fotografa, scolpisce e poi ricorda è trascorsa più di un’ora ed eccomi arrivata. Il paese mi accoglie con la quiete di un borgo che nasconde i rumori preferendo il silenzio ed intanto mi godo questa pace. Per iniziare.
Mi immedesimo in un tempo lento in cui parole e sguardi trovano vie più umane non rallentate ed ostacolate da noncuranza e indifferenza. Visto cosa sono diventate le città, è innegabile che i pensieri trovino dimensione più autentica in piccole realtà meno dispersive.
Uno dei simboli più importanti del paese è la piazza. La ricordo come il punto di riferimento per un incontro o il luogo di sosta. Chiacchiere, parole, storie , leggende, amori tutto è passato da lì. Niente rimane sconosciuto alla piazza; al centro del paese vigila da sempre.
Ogni paese ha la capacità di dare significati diversi alle parole ed ai concetti e sorrido quando penso quanto sia difficile rimanere anonimi e quanto sia facile restare imprigionati in storie o leggende addobbate a festa dalla fantasia. L’eccessiva attenzione su tutto e su tutti crea quasi una unione sociale in cui l’anonimato non esiste, tutto è necessariamente conoscibile e quindi svelato. Ma l’attenzione su tutto è nemica della convivenza, anche se rivela legami forti.
Cammino a passo svelto mentre percorro la via principale, ma di colpo rallento. Ricordo a me stessa che qui il tempo ha un’altra durata e facendo un passo dopo l’altro mi accorgo di essere già arrivata a destinazione. Lo scenario che mi si presenta è sempre lo stesso ed io lo vedo per come lo ricordo da sempre.
Mi fermo per rimanere scalza. Adesso ho in mano i sandali. Sentire la strada così familiare sotto i piedi mi dona una buona sensazione. Quando passo dalla strada alla sabbia sento il calore del sole nonostante il buio e mi accoglie quel rumore lento che culla i miei sensi. Il mare.
Camminare scalza sopra quella che è la mia terra e sentirne il tocco soffice sotto i piedi, è come stare scalzi dentro casa propria, significa percepire l’appartenenza, anche fisica, al luogo natio. Questa terra è la mia terra, terra di mare, di paesaggi riarsi dal sole generoso, e di profumi. Scendo in riva.
Mentre l’onda ricopre i piedi, il mio sguardo si perde all’infinito. Il rumore della barca che arriva infrange il silenzio ed intanto la luna dà colore al buio del mare.
Questa terra è la mia terra e questo è il mio mare.
Il paese custodisce da sempre le mie origini e conserva i miei ricordi nel tempo. E adesso che sto rientrando a Reggio la nostalgia mi opprime, ma il dovere incombe, e allora abbraccio la solitudine cittadina e via.