
di MARIA FRANCO
Un aereo civile viene abbattuto in guerra tra la Russia e l’Ucraina e la striscia di Gaza viene occupata da Israele. Accade il giorno dopo del rinvio, da parte dell’Europa, della scelta del suo ministro degli Esteri. Un segnale, quest’ultimo, – se altri ce ne fossero bisogno – della sua tuttora permanente mancanza di visione generale e, quindi, del suo scarso peso reale nelle vicende internazionali.
La scarsa capacità di guardare al futuro, che ci lascia imbrigliati in un presente inquieto e asfittico, riguarda, in grande, il nostro continente e, in piccolo, (mettendo tra parentesi per un momento l’Italia) la nostra regione.

Proprio ieri, ho scorso un libro di Giuliano Santoro, Su due piedi. Camminando per un mese attraverso la Calabria, (Rubbettino editore), ben sintetizzabile in queste frasi dell’autore: “… questo viaggio a piedi mi ha lasciato addosso l’istinto di sopravvivenza: è più importante la tappa successiva di quella precedente. E per capire da dove veniamo è più utile capire in cosa vogliamo trasformarci che cercare di tornare indietro a quello che siamo stati”.
Già. Che cosa vuole essere vuol essere l’Europa di domani? Che cosa vuol essere la Calabria?
(Per esempio: Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha pubblicato una cartina dell’Italia, abbastanza impressionante. Le regioni vi sono disegnate in proporzione al numero dei turisti. La Calabria, praticamente, non si vede).