Cecilia Faragò, l'ultima magara calabrese condannata

Cecilia Faragò, l'ultima magara calabrese condannata

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di MARIA FRANCO

«Chi ha dettato questi insegnamenti così servili da non varcare l'uscio di casa! Quali i benefici di una vita donata al sacrificio? A cosa abbiamo rinunciato? Dove abbiamo seppellito le nostre rinunce? E quando potremo correre per andarle a cercare? (…)

Ti ricordi madre, Un giorno dei tuoi sessant'anni, gobba e ansimante non per le fatiche ma per tutti quei segreti nascosti dietro la cappa di doveri, mi confessavi: “tutti gli uomini dovrebbero sposarsi e nessuna donna dovrebbe farlo”. (…)

I preti assetati di potere aggirano la morte e tentano la scalata moneta sopra moneta, per insinuarsi del regno divino, i preti che fanno tante carezze per estorcermi le ricette del mio libro, che bramano le donne e con lussuria l’innocenza dei fanciulli , che mischiano le carte e gli uomini a piacimento, hanno accumulato le ricchezza di un regno, battendo la strada della persuasione, dire a quello cosa fare e quell’altro come parlare, chi far lavorare, chi deve essere messo al bando, desiderano solo avere le case e i campi, i raccolti e gli ori, piegano le giovani menti, controllano e reprimono azioni e desideri, persino presuntuosi, vogliono dirci chi sarà del regno dei cieli e chi no!(…)

Curavo il malato CON L’OLIO PROFUMATO seguendo gli insegnamenti di mia madre. Il decotto di malva è antinfiammatorio, l’erba di san Lorenzo cicatrizzante, l’infuso di borragine, ginepro e lavanda decongestionante.

È il necessario cambiamento di stato, doloroso ma indispensabile. Si è prigionieri in una sorta di vicolo cieco, ci si sente incapaci di risollevarsi. Inevitabili le ferite, i crolli emotivi, la perdita degli ideali e delle illusioni.

L'agata, ci vuole l'Agata. audacia e Coraggio!

Perché ci vuole coraggio a vederseli entrare in casa, spregiudicati senza uno straccio di carta del governatore, con quel secondino corrotto, a prendermi, buttarmi a terra, trascinarmi fino in galera. La preda sacrificale esibita per le vie del paese. Una processione che ostenta dominio e potere. Hanno scritto il mio corpo con l’ alfabeto dei maschi. Schiaffi, ghigni pungi, offese.

La persona dovrà dimostrare una forza superiore alle sue capacità per non soccombere».

Nel marzo del 1769, presso la Gran Corte della Vicaria di Napoli si svolse il processo d’appello della calabrese Cecilia Faragò, accusata di stregoneria e dell’omicidio del prelato, don Antonio Ferrajolo.

Lamagara – lo spettacolo teatrale che ne riporta in scena le vicende – ha partecipato alla Terza edizione del Roma Fringe Festival 2014, svoltosi a Villa Mercede dal 7 giugno al 13 luglio, ricevendo il premio della critica Gaiaitalia “per aver saputo restituire il lessico, il linguaggio del corpo, la mentalità, la sensibilità e le conoscenze di Cecilia Faragò, l’ultima donnaprocessata per stregoneria in Calabria, nel 1769, magnificamente incarnata da Emanuela Bianchi. La recitazione, il canto, la coreografia, il più piccolo dettaglio scenografico non sono mai dei meri espedienti teatrali ma costituiscono sempre il segno tangibile della esistenza altra, viva, vera e concreta di un personaggio che si muove sulla scena autonomamente, arrivando a costituire un risarcimento morale per tutte le donne che, come Cecilia, hanno saputo vivere libere, non importa quanto gli uomini abbiano cercato di zittirle”.

Lamagara

Da un’idea di Emanuela Bianchi
Scritto da Emilio Suraci ed Emanuela Bianchi
Adattamento e interpretazione di Emanuela Bianchi