di MARIA FRANCO
Più le osservava, più Donata si sentiva turbata. Dal tetto del terrazzino che si apriva sul cortile assolato – in cui tre sedie a sdraio e una poltrona di vimini si contendevano lo spazio con vasi di alte felci e begonie multicolori – scendevano centinaia di schiocche di cipolle rosse. Fitte, che con ci sarebbe passato un chicco di grano. Ma l’intrecciatura aveva un che di approssimativo e, a tratti, trasandato, ben diversa da quella precisa armonia che, con mani nodose e rattrappite, nonno Mico dava anche alle palme pasquali. Il settembre prima, era tornato dalla campagna e s’era messo a letto: “Mi vado a riposare un po’ che sono stanco” e non s’era alzato più. Il genero, pensionato, s’era piegato al desiderio della moglie, facendosi carico della piccola proprietà: ma l’agricoltura non era proprio mestiere suo.
Per quanto improvvisa, la morte del nonno era stata, per Donata, niente più che un quieto dispiacere, che non aveva toccato né la nascosta, ribollente, rabbia per il lavoro che, nonostante una lunga lista di titoli, non riusciva a trovare né lo stupore felice di un recente innamoramento ricambiato che diede colori primaverili al suo autunno e all’inverno. S’era quasi abituata alla mancanza anche di corteggiatori – chissà poi perché: se non bella, nessuno l’avrebbe mai giudicata d’aspetto e modi meno che gradevoli – quando, ospite per qualche giorno, causa inutile colloquio di lavoro, a casa di un’amica milanese, ci aveva incontrato un giovane cugino ingegnere. Incontro che aveva dato alla sua vita la prospettiva inattesa di un rapido trasferimento dalla capitale, causa matrimonio. Più volte, in quei mesi, s’era immaginata l’estate con lui a Ricadi, la gita verso Torre Galli e Zungri, le sabbie bianchissime di Capo Vaticano, le sere a pasteggiare a gelati per le straduzze di Tropea. Quando s’era accorta che i suoi sogni non erano quelli di lui, aveva preferito tornare ad essere sola da sola piuttosto che in compagnia.
Mentre a sua madre e a sua nonna il sole pareva asciugare il pianto in un ricordo costante e sereno, quell’agosto Donata si sorprendeva spesso a trattenere le lacrime. Nonno Mico le appariva in ogni angolo di casa, la maglietta interna con le bretelle larghe, i pantaloncini corti sulle gambe magre e abbronzate. Lo sentiva russare davanti alla televisione nel primo pomeriggio, come quando la nonna lavava i piatti e urlava “Ma vattene a letto” e sua madre metteva a posto le stoviglie prima di sedersi all’ombra con un libro che non finiva di leggere mai.
Con lei nonno Mico s’arrabbiava solo per via delle cipolle: che Donata non toccava neppure per spostarle da un lato all’altro del tavolo – “puzzano” – e lui avrebbe messo anche nel latte: “In casa nostra siamo cresciuti a pane e cipolle. Allora non lo sapevamo, ma le cipolle sono una ricchezza. Lo sai che contengono…” e lì a snocciolare “vitamina C, vitamina E, ferro, selenio, iodio, zinco, magnesio…” il che, alla nipote, come osservava sconfortato, da un orecchio entrava e dall’altro usciva.
Anche crescendo, a Donata piaceva passare l’estate dov’erano nati i genitori. Ma provando ad accelerare il ritmo troppo lento delle giornate. S’era sempre portata dietro qualche amica e inventata dei compiti che riempissero i vuoti indifesi di ore troppo libere. D’istinto, aveva tamponato piccoli buchi neri, che potevano allargarsi a imbuto e risucchiarla nel nulla.
Solo in treno – lo sguardo ipnotizzato dall’allontanarsi dello scintillio tremolante del suo mare – prese atto di ciò di cui, in quel mese per la prima volta solitario, non s’era accorta e nessuno le aveva fatto notare. Aveva assaggiato un risotto di cipolle e gorgonzola, delle cipolle gratinate, una frittata sontuosa, morbida e alta, di cipolle e zucchini. Aveva messo nei vasetti la confettura di cipolle, che ogni amica di sua madre riceveva ogni autunno in regalo. E aveva mangiato con gusto – forse, non riusciva a ricordarlo perfettamente – anche la pizza di cipolla. La preferita del nonno.
Pubblicato su Zoomsud, per la prima volta, nel luglio 2011, con il titolo di Le cipolle rosse di Ricadi