Le elezioni reggine e la rivincita di Tersite

Le elezioni reggine e la rivincita di Tersite

tersite

 

di ANTONIO CALABRO'

Nelle opere di Omero sono descritti caratteri universali e senza tempo; gli eroi, naturalmente, gli dei, ossia le proiezioni dell’aspirazione massima di noi mortali, e sullo sfondo la grande massa dei fantaccini, uomini il cui nome è utile solo ad accrescere la gloria e la forza dei grandi protagonisti.

Il grande aedo trova anche il tempo e lo spazio per tratteggiare, ma con indelebili colori, una figura che appartiene alla massa senza volto dei comprimari: Tersite, l’ometto dalle forme sgraziate che passa il suo tempo a criticare e spettegolare sulle azioni dei potenti. Un poveraccio bilioso, senza coraggio né valore, che si ritrova suo malgrado coinvolto nell’epica della guerra, e che approfitta della sua abbozzata capacità retorica per seminare zizzania e ritagliarsi un posticino al sole.

In uno dei momenti di maggior crisi dell’avventura troiana Tersite invita i compagni a tornarsene a casa, a lasciar perdere le ambizioni e la gloria, a non combattere più: e deve intervenire il prode Odisseo, che lo percuote con lo scettro e lo ridicolizza come merita, per farlo tacere. Il Re di Itaca comprende immediatamente le mire del contestatore, che non sono quelle palesate, bensì il desiderio di macchiare fama e gloria degli altri, in quanto valori per lui incomprensibili.

Tersite è lo scimmione che pensa alla pancia: una specie di materialista storico insoddisfatto della propria persona, un primate appena evoluto che non ha maturato il desiderio per l’immortalità, un ometto senza sogni, senza virtù e senza capacità se non quella di criticare gli eroi. Vigliacco fino in fondo, dopo le rampogne di Ulisse esce di scena, non replica, e continua a covare il suo astio secernendo bile e odio.

Alcuni studiosi contemporanei di letteratura hanno cercato di rivalutare questo personaggio: c’è chi addirittura applica il marxismo al mito, in un modo strumentale e stupido, e fa di Tersite una specie di sindacalista ante-litteram: una forzatura che non tiene conto di poesia, storia e cultura profondamente diversi. Fa comodo ai sostenitori dell’eguaglianza a tutti i costi e ai contrabbandieri di equità.

Tersite mise fine ai suoi giorni andando a sbattere contro un pugno di Achille che gli ruppe l’osso del collo. Accadde dopo il suo sfottò per il noto episodio di Pentesilea, regina delle Amazzoni uccisa dal Pelide che non conosceva la sua identità e che, dopo averle levato l’elmo e scoperta la sua bellezza, la amò da defunta. L’ironia del contestatore non cozzò contro l’intelligenza di Odisseo, che si era limitato a ridicolizzarlo, bensì contro l’ira del potente re di Ftia.

Nell’era contemporanea si è diffusa la sindrome di Tersite, soprattutto in campo politico: omuncoli senza alcuna capacità, se non quella di criticare e spettegolare, si propongono sul palcoscenico con la protervia delle loro menti malate. Sottovalutano le responsabilità, hanno idee bislacche che ritengono illuminate, e soprattutto attaccano ferocemente chi possiede intatte doti, cultura e capacità di comando.

Tersite odia gli eroi. Tersite odia tutti quelli che si distinguono, e la sua unica ambizione è vederli nello stesso suo fango intellettuale e morale.

Caro Omero, i tempi sono cambiati. Le liste elettorali traboccano di personaggi simili a Tersite, finalmente liberi di esprimere le loro bestialità e castronerie. Reggio Calabria, prossima ad elezioni fondamentali per il suo futuro, ne è l’esempio più calzante. Centinaia di candidati biliosi, capaci solo di criticare gli altri, senza progetti e senza idee se non quella di ritagliarsi un posticino di comando.

Una deriva, una deviazione dalla logica, il frutto mortale del paradigma contemporaneo che illude chiunque di poter fare qualsiasi cosa, di non essere da meno di nessun altro. Non è consapevolezza: è presunzione, è ignoranza brutale dei propri limiti, è incomprensione totale del mondo e della dinamica dei rapporti sociali.

Tersite a Reggio Calabria si prende una bella rivincita. Daremo la città in mano ai poveracci, perché rappresentano “la voce del popolo”? La stessa voce della Colonna Infame, della caccia alle streghe, dei pregiudizi razziali e sessuali, dell’astio vendicativo.

Tersite è trasversale, non ha destra né sinistra: quello che conta è che la sua falsa critica al potere abbia il sopravvento, e che gli eroi si dissolvano nell’ombra.

Tutto inutile. Tersite troverà sempre un Achille sulla sua strada. Che non avrà neanche bisogno di sfoderare la spada. Il suo destino è segnato, nonostante gli sforzi: becero, disfattista, codardo e presuntuoso, resterà per sempre un effimero agitatore di pance, e null’altro.

E se oggi il suo nome è conosciuto, lo voglia o no, è solo merito di quegli eroi da lui tanto criticati. Tutto il resto, le sue parole, i suoi gesti, le sue idiozie, sono solo il frutto della sua incapacità di accettare l’idea che qualcuno possa essere migliore di lui.

La politica è altro.