
di MARIA FRANCO -
Giovedì prossimo la Scozia deciderà se il Regno di Gran Bretagna continuerà ad essere Unito o diverrà Dis-unito.
La verde Scozia non sta appena al di là del Pollino, ma la sua scelta ci riguarda da vicino.
L’Europa – che, dopo secoli di lotte, guerre e contrapposizioni, ha iniziato da circa sessanta anni (niente più che un battito di ciglia nella sua storia plurimillenaria) un processo di unificazione – resta un Continente con forti tensioni locali, tra paesi (per esempio, in questo momento tra Russia ed Ucraina) e all’interno dei singoli paesi (per esempio: la Catalogna verso la Spagna).
L’eventuale vittoria del sì – i sondaggi sono incerti – avrebbe un effetto domino, spargendo per l’Europa un (brutto) vento che esalterebbe gli spiriti del separatismo leghista e darebbe fiato anche a qualche sedicente sudista.
Che le identità (d’una città, d’una regione) debbano ancora passare attraverso la secessione è un fenomeno che i grandi padri dell’Europa Unita avrebbero visto come un incubo.
Certo, loro, l’Europa la sognavano diversa e migliore da quella che ci ritroviamo, e la Gran Bretagna ha fatto il suo per marcare il suo essere europea ma solo fino ad euro ( e non solo) escluso, ma, per parafrasare il Bartleby di Melville, avrei preferenza che Dio salvi la regina.