Reggio, la città dove tutti sono candidati

Reggio, la città dove tutti sono candidati

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di ANTONIO CALABRO' -

Reggio è un Blues perché i suoi abitanti sono potenzialmente tutti candidabili non soltanto a sindaco, ma anche a presidente della provincia. A governatore della Calabria. A deputato. A senatore. A presidente del consiglio. A presidente della repubblica. A governatori della BCE. A generali delle operazioni strategiche della NATO. A controllori dei servizi di Intelligence di qualsiasi stato mondiale.

Reggio è un Blues perché alla Casa Bianca, al Cremlino, a Pechino, ovunque, è una grave ingiustizia che non risieda un cittadino di questa città eterna, gloriosa, vincitrice, artistica e colta.

Reggio è un Blues perché la nostra convinzione di essere i migliori deriva da secoli di protagonismo sulla ribalta mondiale.

Reggio è un Blues perché gli Stati Uniti hanno perso in Vietnam quando Reggio ha deciso di appoggiare i Vietcong. Ed è un Blues perché il più grande sbaglio di Napoleone è stato marciare su Mosca e non su Reggio. Ed è un Blues perché Carlo Magno al posto di Aquisgrana avrebbe dovuto risiedere a Pentimele, e allora si che il mondo avrebbe preso un’altra strada.

Reggio è un Blues perché non è colpa nostra, mai. La nostra grandezza è così invidiata, che tutto ciò di negativo che avviene in città, è commesso da altri. Sono i terroristi bergamaschi che imbrattano la via Marina. Sono gli invidiosi Olandesi a lasciare le case eternamente in costruzione e a gettare di nascosto la spazzatura nelle nostre strade. Proprio così. Giungono dall’Olanda camion pieni di pattume, solo per farci dispetto.

Reggio è un Blues perché ci sono i più grandi artisti dell’universo. Un proliferare di arte e di creatività senza confini, in tutti i settori. Siamo boicottati dal solito complotto pluto-demo-arab-comunist-fascist-umano, che da millenni impedisce ai nostri di emergere. Però spesso, con le nostre villanelle e con il nostro nobile linguaggio sfondiamo i botteghini, anche se lo stereo otto è usato da pochissimi.

Reggio è un Blues perché quello che agli altri appare uva, da noi è champagne. Sono gli altri a sbagliare, sempre. Ed è un Blues perché siamo il modello del futuro contraffatto. Altro che scuola di Francoforte: da noi c’è la scuola delle fiumare, che sforna intellettuali in quantità.

Reggio è un Blues perché hanno tirato fuori questa leggenda metropolitana della ndrangheta, e non riusciamo più a scollarcela di dosso. Reggio è un Blues perché è come la carta moschicida. Sarà per via della notoria accoglienza reggina. Ogni schifezzina si attacca addosso al nome epico della futura metropoli. Sporcandola. Ma non è colpa nostra. Il Blues dell’innocenza, il nostro Blues.

Reggio è un Blues perché i reggini sono i dei pacifici pacifisti, solo che ogni tanto hanno i nervi tesi. Ed è un Blues perché mantengono sempre le promesse. Ci vuole tempo, magari assai tempo, magari secoli, ma poi lo fanno. Mantengono.

Reggio è un Blues perché quelli che contano ormai si accoppiano solo tra di loro, con quel precipizio genetico tipico dell’Ancient Regime. Cani, gatti e patrimoni, tutto in comune per evitare la dispersione. Reggio è un Blues perché l’avanzamento sociale non ha bisogno di compiersi, qui tutto è perfetto.

Reggio è un Blues perché le elezioni sono sempre un fatto economico, ma da noi di più. E tutti i poveri figli di mamma, che altro modo hanno di sistemarsi ? Si sa, una carota oggi, un bastone domani. Questa è la civiltà. Reggio è un Blues perché la sua gente finalmente ha preso consapevolezza, e distruggerà tutti i cattivi, gli leverà la pelle.

Reggio è un Blues perché è il pozzo senza fondo dell’inconsapevole follia, dell’ignoranza, e della totale mancanza di vergogna.

Il Blues della cialtroneria, del muoia Sansone, e dell’ego cieco, distruttivo e mortale.

Forza Reggio, ancora una volta, suona questo Blues.