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REGGIO. La guerra sul porta a porta per la raccolta differenziata dei rifiuti

REGGIO. La guerra sul porta a porta per la raccolta differenziata dei rifiuti
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UNO. Nelle scorse settimane ho partecipato ad una riunione di cittadini sulla raccolta differenziata dei rifiuti nella prima circoscrizione (il Centro storico) dove abito. Il colpo d’occhio non era un granché. Eravamo pochi. Molti ci conoscevamo: anno più anno meno stessa generazione. A non conoscere l’argomento sembrava un’assemblea sui diritti della terza età. Di tutti gli altri (uomini e donne giovani, ragazzi, professionisti in attività, commercianti, proprietari di piccole aziende artigiane, reggini e reggine tra i 30 e i 55) nemmeno l’ombra. Sapevano già come e cosa fare? Forse. Ma a giudicare dalle polemiche furiose di queste ore, forse non era proprio così.
Non so come sono andate le assemblee in altre parti della città. Ma mi chiedo se al di là dei disservizi che vengono lamentati (probabilmente spesso a ragione) non siamo di fronte a un diffuso disinteresse per la differenziata, che in realtà nasconde un fastidio inconfessato rispetto alla necessità di cambiare abitudini, come quando a un accanito fumatore viene ordinato di ridurre le sigarette o addirittura smettere di fumare.

DUE. Bisogna essere chiari. Questa volta, diversamente dal passato, non possiamo decidere se fare o non fare la raccolta differenziata: dobbiamo farla e basta se non vogliamo vedere crescere ancor di più le tasse per la spazzatura e contemporaneamente crescere la sporcizia nella nostra città con tutti gli inconvenienti e i pericoli connessi. Diciamoci la verità: quella avviata non è un’operazione da poco. Si tratta di lavorare a un cambiamento profondo che rivoluzioni abitudini, costume e cultura radicati nella tradizione della nostra comunità. Non è un caso che nessuna amministrazione comunale si sia seriamente cimentata sul punto fin quando non è stata costretta dalla forza della legge e dalle conseguenze giuridico-amministrativa della mancata raccolta differenziata.

TRE. Ci sono stati e permangono errori nel progetto avviato? Nel Centro storico non si è innescato un meccanismo che garantisca la pulizia il decoro e anche l’immagine? Molti in queste ore lo stanno sostenendo. E’ possibile che ragioni ed esasperazioni siano giustificate e/o abbiano fondamento. Certo, il dibattito è aperto da mesi e mesi e nessuno s’è appassionato o ha avanzato proposte seriamente alternative. Ora che il meccanismo è scattato le ritorsioni non servono a nulla, devono capirlo tutti e nessuno escluso tra i cittadini e tra le istituzioni. Si ragioni e si discuta su quel che c’è da correggere. Si ascoltino le obiezioni. Ma il punto fermo è che la differenziata non può essere rinviata e che intanto va fatta. Del resto, è l’unico modo per verificare e controllare concretamente cosa non va, quali modifiche sono possibili e necessarie, come fare meglio.

QUATTRO. Chi scrive da anni fa (col massimo di scrupolo possibile, in un tempo in cui le indicazioni sono sempre state scarse e distratte) la differenziata nei cassonetti e ha continuato a farla pur sapendo che è in gran parte inutile: bastano uno o due peccatori (ovviamente inconsapevoli) per mandare tutto all’aria mescolando indifferenziata, vetro, umido e carta, medicine scadute, lampadine, residui di acido o cose del genere. Le Amministrazioni non hanno fatto mai nulla per migliorare il servizio dei cassonetti e non hanno mai mosso un dito per far rispettare le proprie ordinanze. Paradossalmente, i cassonetti funzionano solo con la perfezione: tutti ma proprio tutti dovrebbero conoscere in modo perfetto tempi e modalità. Credo che mai nessun reggino abbia fatto come la mia amica brianzola (innamorata di Reggio) che anni fa, non avendo trovato nel suo quartiere cassonetti liberi, si riportò a casa la spazzatura per riprovarci il giorno dopo.

CINQUE. Ora si sostiene che il Centro cittadino ha una struttura fisica che impedisce il porta a porta. Fioccano proposte avveniristiche che implicano mezzi economici e tempi di realizzazione che di fatto lascerebbero tutto com’è. A che serve una bella idea se non è, qui ed ora, realizzabile? Con un’aggravante: se nel Centro restano i cassonetti rinunciando al porta a porta, da migliorare via via in base all’esperienza, non soltanto nel Centro non verrà fatta la differenziata ma i cassonetti diventeranno ricettacolo di rifiuti, spesso pericolosi, dell’intera città, perché saranno l’unico posto in cui abbandonare tutto quello che non si può nelle altre parti della città. Nel Centro finiremmo per avere una situazione pericolosa e tutte le preoccupazioni che circolano sul cattivo biglietto da visita della città turistica diventerebbero un incubo permanente.
Insomma, si moltiplichi lo sforzo. Si facciano le modifiche necessarie. Si ascoltino critiche, proposte e osservazioni per vincere questa guerra. Ma nessuno si assuma la responsabilità di contribuire al rinvio di tutto (naturalmente, e come sempre, data da destinarsi).