Direttore: Aldo Varano    

Anche sulla sfida educativa vince il Noi

Anche sulla sfida educativa vince il Noi
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La relazione tenuta al Senato dalla garante nazionale per l’infanzia Filomena Albano ha rilanciato la questione dell’emergenza educativa come priorità che istituzioni e comunità devono affrontare tenendo conto delle nuove forme del disagio minorile che vede di adolescenti sempre più soli, di bambini che chiedono di essere ascoltati e di giocare, di utilizzo non consapevole dei social media, di adulti sempre più distratti o assenti che rappresentano indizi di una vera e propria emergenza educativa, secondo Albano “è necessario avviare un percorso che valorizzi l’ascolto, la partecipazione e la costruzione dell’autonomia dei ragazzi. “Attivare una regia contro le povertà minorili che crescono”. Le statistiche – ha rilevato – ci dicono che in questi anni la povertà è cresciuta soprattutto nelle famiglie con bambini e aumenta nelle famiglie con tre o più figli minorenni”. E se “la povertà economica si riflette sulle povertà educative”, l’Autorità ritiene necessaria “una regia unitaria delle misure pubbliche e private, nazionali e locali, accompagnata da una capillare rete di servizi territoriali, allo stato carente”.

Una fotografia impietosa che chiama in causa soprattutto alcune zone del paese, come la Calabria, che registra su questi temi un ritardo enorme delle politiche sociali ed educative a protezione dei minori e dove non vengono garantiti nemmeno i livelli essenziali delle prestazioni. Un tentativo di dare una risposta innovativa a questa emergenza educativa è sorto a Reggio in questo ultimo anno, attorno ad una sperimentazione chiamata alleanze per una comunità educante, che ha visto per la prima volta nel nostro territorio lavorare insieme scuole, associazioni, istituzioni pubbliche e private che hanno realizzato una serie di attività, di costruzioni di relazioni significative che hanno lasciato il segno e che ha portato circa 700 tra insegnanti, studenti e membri di associazioni a partecipare con grande interesse all’auditorium Versace all’incontro con il maestro di strada Marco Rossi Doria, uno degli esperti più qualificati in Italia sui temi delle povertà minorile e delle politiche educative.

L’evento concludeva un percorso che ha visto impegnate 24 associazioni e 14 scuole della città in un lavoro congiunto per dare delle risposte integrate ai bisogni educativi degli alunni e degli studenti. In quella occasione Marco Rossi Doria ha espresso la sua sorpresa positiva per una città del mezzogiorno come Reggio che riesce a coinvolgere sulla questione educativa tante persone del mondo della scuola e delle associazioni. Ha ricordato che l’Italia assieme al Giappone è la nazione che fa meno figli, che la politica non ha capito come investire in questo campo che dovrebbe essere una priorità.

Partendo dalla sua esperienza nei quartieri spagnoli di Napoli, ma anche a quella di sottosegretario di Stato all’Istruzione per diversi anni, ha ricordato il nesso profondo che unisce povertà ed educazione, una sorta di destino segnato per chi nasce in periferie dove mancano servizi essenziali e dove solo la scuola e l’associazionismo cercano di contrastare i processi di dispersione scolastica e di esclusione sociale. Ha ribadito l’importanza delle alleanza tra questi soggetti per una presa in carico congiunta dei minori in difficoltà apprezzando l’apertura del cantiere che si è aperto a Reggio e che vede anche il Comune e la Città Metropolitana impegnati.

Un lavoro a suo dire che non può essere retto dal solo entusiasmo, ma la rete avviata deve potere contare su risorse ed investimenti pubblici se non vuole concludere il suo percorso. Risorse che vanno gestite con razionalità, evitando i progetti spot che non hanno ricadute. Per questo ha anche dato indicazioni concrete alle scuole proponendo loro di avviare scambi e visite per confrontare esperienze e buone prassi, per avere una contaminazione positiva.

Importanti gli interventi   di alcuni studenti che hanno chiesto di potere contare su adulti sui quali fare riferimento e di spazi ed opportunità di crescita, dei dirigenti scolastici che non vogliono essere lasciati solo nel compito educativo. Una rete fatta di tanti tasselli, di relazioni, di ascolto di relazioni tra persone, di concretezza e che ha bisogno di una cornice e dei contenuti a questo disegno. Per questo sarà importante l’accordo che sarà sottoscritto nei prossimi giorni tra diversi soggetti pubblici e privati ma anche di singoli cittadini disponibili a prendersi una quota di responsabilità, di cittadini di fronte ai minori ed ai ragazzi che chiedono di avere punti di riferimento dentro e fuori della scuola.

Sarà ancora una organizzazione leggera dove un ruolo strategico sarà il piano dell’offerta formativa che ogni scuola aderente adotterà riconoscendosi nel percorso delle alleanze educative. Quello delle associazioni continuerà ad essere un servizio gratuito con i suoi limiti ma anche con la sua forza di innovazione come testimoniato da alcuni esperienze esemplari di utilizzo dei beni confiscati per queste finalità, come l’esperienza del villaggio dei giovani dell’associazione Attendiamoci e dell’ex Bowling dell’Arci in via Cuzzocrea o come sta avvenendo ad Arghillà con il recupero di un campetto di calcio abbandonato da anni da parte del CSI. Diversi strade per rendere i ragazzi protagonisti in questo percorso i quali, come ricorda Save The Children, non sono “vasi da riempire ma fuochi da accendere” ed il loro protagonismo è la misura della validità del progetto formativo.