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PARCO SILA, un faro sulla candidatura Unesco

PARCO SILA, un faro sulla candidatura Unesco
parcosila Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, avrebbe chiesto un incontro al presidente della Regione, Mario Oliverio, per superare l’attuale fase di commissariamento del Parco nazionale della Sila. Secondo la legge quadro sulle aree protette, infatti, il presidente del Parco nazionale è nominato con decreto del ministro d'intesa con il presidente delle Regione nel cui territorio ricada in tutto o in parte il parco nazionale.

Gli organi dell’Ente parco sono il Presidente, il Consiglio direttivo, la Giunta esecutiva, il Collegio dei revisori dei conti e la Comunità del parco (governatore, presidenti delle Province, sindaci dei comuni e presidenti delle comunità montane il cui territorio ricade in tutto o in parte in quello del parco). Da pochi giorni la Corte dei conti ha diffuso la ricognizione che hanno realizzato le Sezioni competenti sulle attività finanziarie dei ventitré Enti parco nazionali per gli esercizi 2014-16. Ciò ha consentito di analizzare non solo i risultati dell’attività e della gestione economico-finanziaria di ciascun Ente Parco, ma anche l’andamento complessivo del settore sotto il profilo dell’attività, dei costi e dei risultati.

Per quanto riguarda il Parco Sila i magistrati contabili evidenziano che ad «ottobre 2014 il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha nominato per sei mesi un Commissario straordinario affidando l’incarico all’ex Presidente». Con successivi decreti si è deciso di prorogare fino a maggio 2018 la struttura commissariale. Anche il Consiglio direttivo, che è composto dal presidente del parco e da dodici figure particolarmente qualificate in materia di conservazione della natura o tra i rappresentanti della Comunità, è cessato nell’ottobre 2014 quando è iniziata la gestione commissariale. Da qui l’allarme della Corte dei conti sul protrarsi della gestione commissariale che può incidere «negativamente sull’efficienza gestionale e sulla capacità programmatoria dell’Ente», indicando quindi «l’esigenza di una definizione in tempi rapidi della procedura di nomina degli organi statutari».

Nella ricognizione effettuata dalla Sezione controllo enti della Corte dei conti vengono proiettati i numeri sulla gestione finanziaria del Parco Sila. Nel 2015 e 2016 l’Ente chiude con un disavanzo (rispettivamente 360 mila euro e 283 mila euro) ma il patrimonio netto, per effetto dei risultati economici di esercizio, passa da circa 11,3 milioni di euro nel 2014 agli 11,6 nel 2016. Anno in cui l’Ente ha acquistato dall’Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese la Riserva naturale biogenetica ‘I Giganti della Sila’, classificata dall’Unione europea quale Sito di interesse comunitario, affidato in gestione al Fondo ambiente italiano. Anche note positive, quindi, nella relazione contabile sulla gestione del Parco che nel 2019, insieme alle Alpi mediterranee, si gioca la partita Unesco. L’inserimento delle foreste silane nella lista mondiale può significare il definitivo rilancio dell’area interna, suddivisa in tre province, simbolo del riscatto contadino in seguito alla riforma agraria del 1950.

Proprio il ministro dell’Ambiente, Costa, alcuni giorni fa ha acceso un faro sulla centralità ricoperta dall’Unesco nelle attività di salvaguardia delle aree protette, lanciando durante la sua visita a Parigi la proposta di creare una rete di competenze tra Paesi per sostenere i siti: i caschi verdi per la natura. Anche nell’attesa in Italia di conoscere il futuro della riforma Madia che ha soppresso i Corpi forestali (ne ho parlato qui con il colonnello Cucci). «L’Unesco è il luogo di coordinamento ideale per queste attività – ha detto a Repubblica il ministro Costa, già generale dei carabinieri forestali in Campania – Nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità ci sono già 250 tra siti naturali e naturali-culturali e di questi 5 sono in Italia». Ancora: «Poi abbiamo 140 geoparchi globali di cui 10 in Italia e 669 riserve della biosfera di cui 15 in Italia. Quindi l’Italia non solo ha il maggior numero di siti, 54, ma ha incluso in questo pacchetto una parte del suo patrimonio verde».

Dalle parole del ministro trapela impegno e attenzione per difendere la natura, nell’attesa di un confronto con il presidente Oliverio che darà il via alla scelta della figura che coordinerà le future attività dell’Ente. Un periodo molto importante per l’altopiano calabrese, gli ecosistemi forestali della Sila l’anno prossimo potrebbero diventare il sesto sito naturale italiano inserito nella lista del Patrimonio Unesco.