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L’INTERVENTO. Ma la Calabria cresce

L’INTERVENTO. Ma la Calabria cresce
cerca L’anticipazione del rapporto SVIMEZ ha riaperto un bel dibattito che si sta snodando in particolare sul Quotidiano e che fan ben sperare su un silenzio che deve essere abbattuto, a cominciare dai meridionali e dai calabresi.

Il rapporto ci ha consegnato un dato confortante sulla ripresa calabrese, che finalmente si intravede. La palude inizia ad essere un po’ meno palude.

È vero, infatti, che la Calabria nel 2017 è la regione, tra quelle meridionali, che fa registrare il più alto tasso di sviluppo (+2%, contro l’1,9% e l’1,8% di crescita in Sardegna e Campania). Non era scontato ed il dato positivo non fa che accrescere le speranze di un miglioramento, di una palude appunto che non è più solo palude. Questo dato, come hanno del resto segnalato le stesse organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ci indica una strada da seguire per il futuro.

Ci sono poi i dati sullo spopolamento offerte dal rapporto Svimez che sono preoccupanti ma non sono una novità.  Il trend non è infatti inedito: nel 2017 la popolazione calabrese era di 1 milione 965mila persone. Nel 2065 sarà di 1 milione 497mila unità, cioè meno 500 mila abitanti, quasi diecimila all’anno, conseguenza di «una profonda rivoluzione demografica che, oltre il complessivo declino, sta ridisegnando la struttura della popolazione, con una evidente perdita di peso e di ruolo del Sud e delle giovani generazioni».

   Le previsioni dell’Istat delineano, infatti, un percorso di forte riduzione della popolazione nei prossimi cinquanta anni, con una manifestazione più intensa nel Sud (-5 milioni) che nel resto del Paese (-1,5 milioni). Nel Mezzogiorno, infatti, «sono più deboli le fonti di alimentazione della crescita della popolazione: sempre meno nati e debole contributo delle immigrazioni. Tutto ciò farà del Sud l’area più vecchia d’Italia e tra le più vecchie d’Europa: ci si attende che l’età media passi dagli attuali 43,3 anni (più bassa di quella registrata nel Centro-Nord) ai 51,6 anni nel 2065, ciò inevitabilmente riduce la popolazione in età da lavoro compromettendo le potenzialità di crescita del sistema economico».

Nel triennio 2015-2017, Svimez vede in ogni caso una ripresa e la conferma «che la recessione è ormai alle spalle per tutte le regioni italiane, e tuttavia gli andamenti sono alquanto differenziati: in Calabria «sono state soprattutto le costruzioni a trainare la ripresa (+12% nel triennio), grazie anche alle opere pubbliche realizzate con i Fondi europei, seguite dall’agricoltura (+7,9%) e dall’industria in senso stretto (+6,9%). Molto più modesto invece nell’ultimo triennio l’andamento dei servizi (+2,9%)».

Svimez conferma poi gli affanni della sanità calabrese, affossata da decenni di regime commissariale. «L’intero comparto sanitario delle regioni meridionali presenta differenziali in termini di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale, come dimostra la griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, sia pur con un recupero negli ultimi anni, risultano ancora inadempienti su alcuni obiettivi fissati». Altra conferma: «I dati sulla mobilità ospedaliera interregionale testimoniano le carenze del sistema ospedaliero meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione, e la lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri. Le regioni che mostrano i maggiori flussi di emigrazione sono Calabria, Campania e Sicilia’.

Per ultimo Svimez richiama l’inderogabilità degli investimenti pubblici in infrastrutture, vero banco di prova anche del Governo ‘’del cambiamento’, altrimenti ci sarà una frenata che pagherebbe l’intero Paese. La visita calabrese del ministro Lezzi va vista in direzione di una verifica sul campo di questo Sud e di questa Calabria che - come ha efficacemente sintetizzato il presidente degli industriali Natale Mazzuca – esce dal letargo.