RIFIUTI. La differenziata? Città pulite e tanti posti di lavoro in più

RIFIUTI. La differenziata? Città pulite e tanti posti di lavoro in più

diff      di GIUSEPPE GANGEMI* - Dell’articolo sui rifiuti di Aldo Varano sono d’accordo su tutto. Vorrei solo aggiungere degli argomenti.

Mi dicono persone che ne sanno più di me che incenerire spazzatura non differenziata è più costoso e più rischioso per l’emissione di elementi inquinanti nell’aria. Tanto è vero che la Germania, che si era offerta di bruciare la spazzatura di Napoli che gli inviava il nuovo sindaco De Magistris, rinviava indietro le balle che, controllate a campione, non risultavano corrispondenti al livello di differenziazione dichiarato

La signora M citata ad esempio da Varano è una persona normale nei luoghi in cui la differenziata viene fatta con serietà. Nessuna Regione può arrivare a percentuali superiori al 50% senza una organizzazione famigliare adeguata in cui il prendere la macchina per gettare la spazzatura è solo l’ultimo aspetto. Prima ci sono i quattro contenitori per la spazzatura che io tengo in casa a Padova (tra cucina, studio e balcone) per differenziare la spazzatura: cestino per la carta, cestino per plastica, vetro e alluminio, cestino per l’umido e cestino per il residuo secco.

A Merano, dove la differenziata è ancora più avanzata, i contenitori possono arrivare ad essere sei perché vetro, plastica e alluminio vanno in contenitori diversi. A questo si aggiunge il raccoglitore per la cacca dei cani, a disposizione insieme ai sacchetti di carta in tutti i parchi pubblici.

Le prime settimane in cui ho passato i miei weekend a Merano, non avendo individuato il raccoglitore per la plastica, usavo caricare il sacchetto della plastica nel portabagagli e lo portavo a Padova dove lo versavo nell’apposito raccoglitore. Oggi, mi faccio un quarto d’ora di passeggiata per arrivare al raccoglitore della plastica e un altro quarto d’ora per tornare. Solo senso civico? C’è anche di più.

Una tonnellata di rifiuti non riciclati richiede, mediamente, per lo smaltimento, otto posti di lavoro. Una tonnellata di rifiuti altamente differenziati (considerando anche il trattamento dei rifiuti pericolosi e di quelli ingombranti) produce 12 volte quegli otto posti di lavoro (96 posti di lavoro e relativi redditi). Differenziando la spazzatura, io so di contribuire a costruire posti di lavoro anche per i miei figli (dall’operatore ecologico all’ingegnere che riutilizza l’alluminio).

La Calabria ricicla solo il 13,8% dei propri rifiuti, pur avendo elaborato, nel 1997, un Piano degli interventi di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili (Pubblicato sul B.U.R. della Calabria il 29 luglio 1998). In esso si prometteva, a due anni, una raccolta differenziata al 35%, così stimata nei valori minimi e massimi: carta e cartone 25-50%; vetro 10-20%; plastica 10-20%, metalli 10-20%; organico 7-14%. I luoghi previsti per lo stoccaggio e la valorizzazione erano: Reggio Calabria, Settimo di Rende, Catanzaro, Crotone, Lamezia Terme, Siderno, Rosarno, Gioia Tauro, Castrovillari.

Malgrado questo piano, meraviglioso sulla carta, la Regione, al 2014, non riesce a smaltire i rifiuti e chiede l’aiuto di altre Regioni (decidendo, di fatto, di usare al massimo 4 degli 8 posti di lavoro che una tonnellata di rifiuti può creare). Inoltre, è ben lontana da quel 53% di differenziata del Piemonte che permette a quella Regione di avere, nel settore, trenta-quaranta?, posti di lavoro per tonnellata.

Io non vedo irrisione nella risposta dell’assessore Ravello, ma solo un mero calcolo economico: che la Calabria risolva le cause della sua inefficienza e ricicli il 53% dei rifiuti. Una volta resi compatibili i suoi rifiuti con il sistema piemontese, il Piemonte sarà contento di trattarli perché, in questo modo, quella Regione produrrà più posti di lavoro.

La spazzatura riciclata della Calabria, inviata in Piemonte, potrebbe, un domani, creare mille nuovi posti di lavoro in quella Regione. Vuoi vedere che, se succedesse, questi nuovi posti di lavoro potrebbero andare a giovani Calabresi che, immagino, saranno felici di trasferirsi in quella Regione per mancanza di lavoro nella propria?

professore ordinario UniPD