di GUIDO RUOTOLO* - La Terra dei fuochi qui in Calabria ha un altare dove sacrifica i suoi figli. Anzi è una strada, via Matteotti, di Africo Nuovo, Locride, abitata da 52 famiglie, circa 170 persone. Un sopravvissuto, Antonio Pratticò, dieci anni fa ha perso una sorella per un tumore. E da allora ha iniziato a cercare di capire. «In dieci anni ho censito in via Matteotti 21 decessi per tumori e 15 malati in terapia. Delle 52 abitazioni 25 sono state costruite con mattoni di tufo, l'altra metà con il cemento. Purtroppo solo a febbraio si sono registrati cinque nuovi casi».
Non è un perditempo ossessionato da un nemico che non c'è, Antonio Pratticò. Il direttore generale dell'Arpacal, l'Agenzia regionale della protezione dell'ambiente, Sabrina Santagàti, lancia l'allarme: «Effettivamente i dati sui decessi per neoplasie sono molto preoccupanti. È successo qualcosa di terribile che dobbiamo capire. Abbiamo avviato una indagine epidemiologica e una indagine analitica».
Ipotizza il comandante provinciale della Forestale, Giorgio Borrelli: «Africo Nuovo nasce negli Anni 50, dopo una devastante alluvione. In via Matteotti devono avere utilizzato una malta impastata con materiali fortemente inquinati. Oppure hanno interrato rifiuti tossici».
Africo Nuovo, «3.000 residenti, parecchi in galera (dixit Pratticò) è terra 'ndrangheta - è di qui Giuseppe Morabito detto 'u Tiradritto - che traffica droga mentre ieri faceva i sequestri di persona.
Antonio Pratticò si augura ardentemente che la causa di questa tragedia sia una terza opzione: «Qui c'è la fiumara "La Verde" dove per venticinque anni 12 comuni hanno bruciato i loro rifiuti. Spero che sia questa la causa, perché se fossero rifiuti tossici interrati saremmo dei cogl..».
Aggiunge l'animatore del comitato cittadino che è nato in questi mesi: «I cittadini malati di tumore negli ultimi dieci anni ad Africo sono stati 200. Ma tanti antri casi si registrano nei comuni vicini. C’è una discarica a Casignana, a tremila metri dal mare, che da Africo dista otto chilometri, sotto sequestro da due anni continua a sversare in mare il suo percolato. E tra qualche anno il rischio è che si presenterà una nuova ondata di tumori. Quando arrivavano i Tir molti autisti dicevano di essere arrivati da Napoli, da Caserta anche se nelle carte della discarica questo non risultava”.
Gomorra e non solo.
Il Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, chequand’era a Napoli si occupava dei Casalesi, nelle settimane scorse ha parlato della Calabria come di una nuova Terra dei Fuochi: “Graziea al lavoro di Legambiente e al lavoro svolto in passato dagli uffici inquirenti oggi diventa una priorità indagare sui traffici illegali di rifiuti. Mi chiedo quanti malati di tumori provocati dal contyatto di sostanze tossiche ci sono in Calabria. Ho deciso di costituire in Procura un gruppo di lavoro sullo smaltimento illegale dei rifiuti. Chi minimizza l’esistenza di questi traffici oggettivamente favorisce la ‘ndrangheta”.
Negli anni, ci sono stati diversi collaboratori di giustizia che hanno parlato di questi traffici. Un trafficante di droga, Francesco Fonti, si è accusato dell'affondamento di una trentina di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi agli inizi degli Anni 90.
In una informativa dei Servizi si raccontava che proprio il boss di Africo Giuseppe Morabito aveva autorizzato un traffico di rifiuti tossici, presumibilmente radioattivi, da interrare in cambio di una partita di armi. In un colloquio intercettato un boss confessava al suo braccio destro, a proposito del business dei rifiuti tossici: «E' pericoloso il discorso, questi inquinano falde acquifere. Queste cose qua non sono perdonabili per nessuno, perché è una distruzione di Paesi, di famiglie. Oggi per gli abusi che hanno fatto dovrebbero solo mettersi una corda al collo. A Gioia Tauro dicono che sotto ogni albero d'ulivo c'è un bidone». Altri collaboratori hanno raccontato che molti bidoni di rifiuti sono stati interrati sotto i pilastri degli impianti eolici.
Consiglio Regionale della Calabria.
Il consigliere Aurelio Chizzoniti spedisce a tutte le procure della repubblica calabresi il resoconto di alcune audizioni fatte nelle commissioni di lavoro. Compreso uno stralcio di un suo intervento: «Se qualcuno si prendesse lo sfizio di trivellare la pista 1533 dell'aeroporto di Reggio Calabria, forse troverebbe qualche rifiuto della Pertusola e non soltanto perché era di Crotone la ditta che eseguì i lavori».
Crotone, e i rifiuti tossici delle lavorazioni della «Pertusola», la fabbrica chiusa nel '99 che produceva semilavorati e leghe di zinco e acido solforico. Il chimico Vincenzo Voce, animatore di iniziative di denuncia contro l'inquinamento a Crotone sintetizza: «Un milione e centomila tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi dovrebbero essere bonificati nell'area industriale. E invece saranno messi in sicurezza. Tra questi rifiuti vi sono circa 5.000 tonnellate di cadmio, arsenico e piombo. Quanto basta per far ammalare di tumore tutta la popolazione d'Europa. La differenza tra noi e la Terra dei fuochi è che qui sappiamo dove si trovano questi rifiuti». Ma molti veleni industriali di Crotone, secondo le testimonianze dei vecchi di Gimigliano, un paesino abbarbicato sulla montagne in provincia di Catanzaro, potrebbero essere finiti dove c'erano le cave sigillate dal cemento. E qualcuno ipotizza che esista uno studio di un medico condotto sulla crescita esponenziale dei tumori in zona.
Cumuli di rifiuti per le strade calabresi.
Anche la spazzatura non trova pace, in Calabria. L'industria dell'emergenza fa «mangiare» 'ndrangheta e politica. Le discariche, la movimentazione dei rifiuti, gli impianti. Ogni giorno vengono prodotte 2.400 tonnellate di tal quale. Quello delle discariche è un affare che fa gola agli interessi criminali. Secondo attuali ipotesi investigative, si contano già tre omicidi per la realizzazione della discarica Battaglina - quaranta ettari di terra tra San Floro e Borgia, provincia di Catanzaro - una delle più grandi d'Europa. Tre omicidi, consumati tra Giriflaco e Caraffa di Catanzaro, per accaparrarsi una fetta della torta della realizzazione e gestione della discarica.
*giornalista, inviato della Stampa