UNIVERSITA'-SUD. Gli studenti diminuiscono. Quale progetto per trattenerli?

UNIVERSITA'-SUD. Gli studenti diminuiscono. Quale progetto per trattenerli?

UniSud      di FRANCESCO RUSSO* - Sono usciti in questi giorni i dati del Ministero sugli immatricolati nell’anno 2013-14, tra breve usciranno gli iscritti. Gli immatricolati indicano la capacità attrattiva del singolo Ateneo, perché si riferiscono a chi si iscrive per la prima volta all’università e quindi pensa dapprima all’Ateneo vicino casa, per le più svariate ragioni.

È opportuno fare delle riflessioni su questi dati. Come Ateneo test per il Sud utilizzo quello di Catania, che rappresenta un buon prototipo di quanto accade, e consente una lettura asettica. Il lettore può accedere al sito e svolgere proprie considerazioni sugli Atenei della Calabria, della Sicilia, del Sud.

I dati segnalano che nell’Ateneo di Catania gli immatricolati sono passati in 10 anni dai 10935 del 2003 ai 5803 del 2013 (meno 47%). La sola Ingegneria è passata da 1099 immatricolati del 2008 a 745 del 2012 (meno 33%).

“Nel nostro Ateneo, esistono problemi seri legati alla capacità di attrazione dei nostri corsi di laurea, soprattutto di quelli magistrali,…”. Così il Rettore di Catania Giacomo Pignataro (La Sicilia 20 luglio 2013). Pignataro ha riecheggiato le preoccupazioni diffuse tra tutti i rettori del Sud che fanno bene a preoccuparsi perché nello stesso tempo il Politecnico di Milano è passato da 6170 immatricolati del 2005, a 7619 del 2013, registrando un più 23%.

Ci siamo occupati della ricerca e ci torneremo. Non ci sono statistiche del Ministero sulla didattica. Sono in corso i rilievi.

Si può ragionare però con elementi che, se generalizzabili, fanno intravedere concause del crollo del Sud e quindi vie per il rilancio.

Un elemento è importante, la possibilità di studiare materie che lo studente considera significative per il proprio corso di studi. È un elemento cui sono attento perché ritengo che i ragazzi abbiano un patrimonio di interessi e di saperi che devono essere adeguatamente supportati. È stata una delle battaglie più importanti del movimento studentesco negli anni 70. Il risultato è il piano di studio con la possibilità delle materie a scelta. Poi la riforma Berlinguer: il contratto chiaro con lo studente.

Fine anni 70, Catania. Sulla base di mie convinzioni di studente iscritto a ingegneria civile, presentai un piano con i corsi di Storia dell’architettura moderna e Pianificazione territoriale urbanistica, tenuti da miti dell’Ateneo catanese, Giuseppe Pagnano, Pippo D’Urso e Giovanni Campo.

Apriti cielo al mio corso di Laurea. Fui convocato in un clima di mia presunta blasfemia. Il Consiglio si riunì ed io li al centro, intimorito da tutti gli ordinari presenti. Conduceva la discussione il Prof Sbacchi, indiscutibile punto di riferimento nella Costruzione delle Strade a livello nazionale, rigoroso, legato ad un concetto alto di università. Il clima era da brick in the wall. Un interrogatorio duro di docenti con evidenti preconcetti. La discussione cominciò a svoltare quando io affermai: come faccio a fare l’ingegnere civile, a intervenire sul territorio se non conosco cosa è accaduto e se non conosco le relazioni che lo collegano. Sbacchi accettò, ma nel dubbio che scegliessi le materie per semplificarmi la vita, volle decidere lui gli esami da sostituire.

Qualcuno potrebbe scrivere: “A me è venuta rabbia. Rabbia perché nella nostra facoltà se sei uno studente di …., puoi dimenticarti di poter chiedere al consiglio di corso di studi di voler sostituire un insegnamento, magari perché pensi che possa lasciar spazio a qualcosa di più interessante per te; Rabbia perché … rischiano di distruggere l'entusiasmo e la voglia di imparare degli studenti.”

Torniamo a Catania. Ingegneria industriale, più di 30 anni dopo. La richiesta è di inserire Storia Economica, Geografia Economica. Come si fa ad intervenire sui processi produttivi? quale il ruolo dell’energia? Quale il ruolo dell’industria? Quale è la cifra temporale che riconnette? Quale la cifra spaziale?

Dopo 30 anni, non è più l’inarrivabile Prof a venire a discutere, e nemmeno un Docente con bassa valutazione della ricerca, ma dedicatosi alla didattica. Non c’è più un Consiglio che ascolta, solo burocratici elenchi di proposte non accettate. Nessun confronto.

C’è materia su cui lavorare per i Rettori. Se vogliono.

Regolamento di ingegneria industriale di Catania, ottobre 2013: “Lo studente può scegliere liberamente 12 CFU tra tutti gli insegnamenti dell'ateneo”, poi impaurito da tanta apertura “purché la scelta sia coerente con il progetto formativo...”. E per meglio sottolineare chi comanda, dichiara “Di norma non è ammessa la presentazione di un piano di studio individuale da parte dello studente...”. Eppure il DM 155/2007 dice “ Per quanto riguarda le attività formative autonomamente scelte dallo studente, i regolamenti didattici di ateneo assicurano la libertà di scelta tra tutti gli insegnamenti attivati nell’ateneo”. Della parola libertà cosa non ho capito?

Al prossimo incontro con il nuovo Ministro i Rettori del Sud potrebbero portare una nota sul rapporto con gli studenti, su come li hanno spinti a scegliere, su quali libertà hanno garantito. Poi ci chiediamo perché i ragazzi, le famiglie scelgano il Nord, i Politecnici.

La ricerca al sud è quella che è. Per il rapporto con gli studenti, per il credere negli studenti, a che punto siamo? 

*docente UniMediterranea