LA STORIA. I due compari

LA STORIA. I due compari

imgdi ANTONIO CALABRO' - Ciccio e Peppe sono due giovani reggini, con la testa imbottita di sogni, tante ambizioni anche giustificate, una irrefrenabile voglia di vivere in corpo e il desiderio prorompente di conoscere il mondo e godersi la vita.

Il primo del rione Sbarre, il secondo di Santa Caterina, la loro amicizia è iniziata al Liceo e si è poi consolidata all’Università dalla quale sono usciti trionfanti con la laurea in tasca e il titolo di ingegneri. Pronti a conquistare il mondo, animati dall’entusiasmo di chi percepisce il futuro come una grande opportunità a portata di mano, per nulla disposti a cedere alle consuetudini provinciali e ottuse di una provincia dimenticata del Sud Italia, forti delle loro competenze, hanno inviato i loro curriculum e richiesto colloqui ad aziende di mezza Italia.
Non sono disposti a cedere alla logica della raccomandazione; non vogliono scendere a compromessi con la mentalità arrendevole e ubbidiente dei soliti reggini. Detestano chiedere favori, piegarsi ai potenti di turno, osservano la politica con disincanto, contestano apertamente il sistema, si sentono liberi e, soprattutto, odiano la mafia, la cultura mafiosa, la violenza e le furberie.

Partecipano a dibattiti, manifestazioni e tutte le iniziative contro la ‘Ndrangheta, che giustamente ritengono un cancro da estirpare. Nel giornale studentesco scrivevano articoli di fuoco contro le cosche, ma anche contro un certo modo di agire, profondamente imbevuto di mentalità criminale, come ancora sostengono. Criticano ferocemente la loro città, la loro terra, pur amandone le bellezze naturali e la storia. Sono pronti a lottare per il cambiamento ma, allo stesso tempo, sono pronti a partire per realizzare le loro ambizioni che sanno bene non essere facilmente attuabili rimanendo.

Ciccio e Peppe, qualche mese dopo la laurea partirono per un colloquio da tenere in una azienda del Friuli, vicino Udine. Trovarono su Internet un B&B con prezzi abbordabili, e approfittando del giorno fissato per l’appuntamento che era venerdì si organizzarono per restare tutto il week-end. Ai due giovani infatti piaceva viaggiare e inoltre, come è normale che sia a ventitre anni, piaceva fare nuove amicizie femminili.

Quel Sabato sera noleggiarono una piccola utilitaria, passarono da un bar del centro dove i giovani del luogo iniziavano la “movida”, bevvero l’aperitivo, scambiarono occhiate di fuoco con le bellezze locali, s’informarono sulle discoteche più alla moda, fecero amicizia.

Più tardi imboccarono con l’auto una strada provinciale che conduceva in un locale frequentatissimo dove le due ragazze molto carine che avevano appena conosciuto gli avevano dato appuntamento. In macchina ridevano e scherzavano ed erano ottimisti sull’esito della serata, quando una macchina carica di ragazzi come loro gli tagliò la strada. Ciccio, che era al volante, suonò il clacson imprecando, dalla macchina rombante spuntò un braccio con un paio di corna beffarde levate in alto.

I due si trasfigurarono. Raggiungili, urlò Peppe. Questi pezzi di merda. E giù improperi e ingiurie da bollino rosso. Li raggiunsero dopo meno di un chilometro, accostarono, Peppe gli fece segno di accostare, i friulani si fermarono, erano in cinque, tre maschi e due femmine, i maschi scesero dall’auto.

Peppe e Ciccio non gli diedero tempo di abbozzare una reazione. Iniziarono a parlare in dialetto, Ciccio afferrò dal bavero del cappotto quello che aveva fatto le corna e spingendolo contro il cofano dell’auto, con gli occhi di fuori dalla rabbia, urlando come un ossesso, gli promise che lo avrebbe sparato insieme a tutta la sua generazione.

Entrambi ribadirono più volte la loro appartenenza. A Reggio quelli come voi ce li bagniamo nel latte. Peppe con la mano destra a forma di corna minacciava l’altro di cacciargli gli occhi e darglieli ai cani. Il terzo friulano si era fatto piccolo piccolo, le ragazze in auto non fiatavano.

La cosa durò pochi minuti. I nordici tagliatori di strada balbettavano scuse, pallidi come cenci. Non ci furono mazzate, come d’altronde sarebbe stato normale tra ragazzi al sabato sera. La violenza verbale, l’accento calabrese, la decisione, i visi paonazzi dalla rabbia di Ciccio e Peppe annichilirono gli antagonisti, che chiesero scusa cento volte. Ci mancava solo che s’inginocchiassero.

“Vi sparamu puru i surici ra casa, si v’incuntramu ancora.” urlò Peppe alla fine. Quelli non capirono niente, allora Ciccio tradusse “vi spariamo anche i topi che avete a casa - disse, e aggiunse di suo – contrasti, cosi lordi e fitusi!

La piccola lite finì in breve. Le due macchine si riavviarono. I due calabresi soddisfatti si recarono in discoteca. Così imparano, questi polentoni, sostenevano ridendo.

I cinque friulani ebbero il sabato guastato e se ne tornarono a casa. L’indomani raccontarono in giro di essersi scontrati con due pericolosi latitanti calabresi, di aver rischiato la vita, e qualche giorno dopo presero la tessera della Lega Nord.