di VITO BARRESI - C'era una volta Africo, un paese forte e non immaginario che il 29 ottobre del 1953 un diluvio universale, portò via per sempre in una tragedia di terra e disperazione, fatalismo e violenza politica, rassegnazione ed emigrazione, esodo biblico di padri e figli, tenacemente sopravvissuti a una catastrofe aspromontana.
Africo il paese di Rocco Palamara e di Don Stilo, al centro di un racconto, quasi un romanzo, del gran giornalista lombardo Corrado Stajano. Memorabile il suo libro inchiesta, oggi introvabile, momentaneamente non disponibile ai possibili lettori: "Africo. Una cronaca italiana di governanti e governati, di mafia, di potere e di lotta", Einaudi,1979.
Vivida memoria di piccola biblioteca popolare, un cosmo rurale di povertà e analfabetismo affollato di preti, giudici, fascisti e mafia nella Calabria degli anni 70. Tutta la microstoria di una comunità perduta, un villaggio dimenticato, contadini e pastori, travolti dalla pioggia come a Macondo.
Lo Stato italiano dopo l'alluvione farà il restocancellando dai registri e dalle mappe catastali il borgo antico, deportando "quelle turbe disgraziate là ove la terra è posseduta da altri", denunciò all'epoca l'apostolo del meridionalismo Umberto Zanotti Bianco.
Africo che c'era e Africo Nuovo che adesso c'è con le tare del suo passato, le misteriose eredità di un luogo costruito con fondamenta mattoni e cemento che forse un domani sui manuali di epidemiologia classificheranno come la causa del mal d'Africo. La paura corre sui duecento metri di via Giacomo Matteotti, una linea d'ombra lunga come una volata che si stende dalla provinciale alla caserma dei carabinieri.
Qui abitano 50 persone, 20 famiglie in mini palazzine di edilizia economica, tante le croci, i lutti, i silenzi, gli affissi listati delle onoranze funebri, una gelida teoria che terrorizza. In meno di tre anni oltre trenta morti sospette, tutte consumate dal cancro. Un tempo si moriva annegati per le piene alluvionali. Oggi si muore con un' incidenza statistica da città industriale: 2.850 abitanti, 180 persone liquidate da tumore in 15 anni, un centinaio in terapia.
Ma è impensabile che Africo sia una Seveso riversata all' Jonio. Le fabbriche le hanno viste soltanto nei film. Tanto che qualcuno ha chiesto di scavare per le strade comunali, sotto i marciapiedi che lambiscono le case. Prima di finire per sempre tutti sotto terra.